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Inviato da Press il 22/11/2007 16:27:03 (376 letture)

Per Roberto Bignoli, premiata la canzone "Dulcis Maria Totus Tuus" e premiato anche come artista Internazionale , è il quinto premio che riceve per la sua carriera di artista nella Christian Music!
I prestigiosi riconoscimenti gli sono stati assegnati nella categoria della "canzone internazionale" e del "miglior artista internazionale"

Phoenix, AZ. (USA) Novembre 2007
Roberto Bignoli ha vinto due premi "Unity Awards" 2007 UCMVA "Grammy" della musica cristiana mondiale che si tiene ogni anno negli USA. I prestigiosi riconoscimenti gli sono stati assegnati nelle categorie della "canzone internazionale", per il brano "Dulcis Maria -Totus Tuus" tratto dal suo ultimo singolo e nella categoria "migliore artista internazionale.

"Dulcis Maria" è stato realizzato in collaborazione con Radio Kolbe Sat di Schio (VI) arrangiato e prodotto dal musicista cantautore , NICO FORTAREZZA, e anche autore della parte musicale della canzone mentre il testo e stato scritto da Bignoli e con il noto musicologo e autore di molte musiche sacre e liturgiche Don Stefano Varnavà. In questa produzione hanno collaborato musicisti professionisti come Luigi Schiavone storico chitarrista di Enrico Ruggeri, il bassista Tony Corizia che di recente ha collaborato nella colonna sonora del videogame "Batman Dark Tomorrow", Ramon Rossi alla batteria,al piano Pino Di Pietro. Un ringraziamento per la partecipazione al cantante lirico "baritono" Diego Bragonzi Bignami che ha saputo interpretare insieme a Roberto Bignoli questa canzone.

La premiazione si è svolta presso il teatro "Orpheum Theatre in Phoenix", in Arizona (Usa), uno dei più prestigiosi teatri. Tra gli altri vincitori dello Unity Award il rapper americano Stan Fortuna che sarà presente come special guest alla giornata mondiale della gioventù che si terrà a Sydney 2008 in Australia, per la sezione Rock la Band Irlandese "Ceili Rain" il cui leader e Bob Halligan autore di canzoni di successo tra cui alcune di Michael Bolton, Cher, KISS, Kathy Mattea, per la musica latina ha vinto il cantautore Salvadoregno Jaime Cortez, per la sezione Pop ha vinto la nota cantautrice Kara Klein per la sezione liturgica e strumentale ha vinto Angelina giovane cantante del Mississipi di origine siciliana ed altri .

L'evento è stato presentato anche quest'anno dalla cantante Pollyanna Dorough, sorella di Howie D. dei Backstreet Boys e dal noto giornalista internazionale Raymond Arroyo. E' l'ottavo anno che negli Stati Uniti vengono premiati gli artisti di musica cristiana. L'iniziativa è nata nel 2000, in occasione del Giubileo, ed è fondata dalla UCMVA (United Catholic Music and Video Association), Partecipano alla premiazione le varie categorie della musica cristiana che si dividono in genere tipologia e qualità.

La manifestazione è stata ripresa da EWTN la più grande Tv cattolica Americana. che trasmette sia in lingua inglese e spagola nel mondo (oltre 70.000.000 di telespettaori) e dai maggiori network radiofonici cattolici americani.



News R. Bignoli
http://ballatapermaria.blogspot.com/
http://www.robertobignoli.it/
http://www.myspace.com/robertobignoli


Inviato da Paride_LT il 15/6/2007 3:40:58 (822 letture)

Nel 1950 Schuman da il via al progetto di integrazione europea, sostenuto anche da altri politici come Adenauer e De Gasperi. Gli obiettivi di sessantasette anni fa risuonano ancora oggi come la possibile soluzione di molti problemi, a partire dalla promozione della pace, dei suoi valori e del benessere dei suoi popoli. Ma oggi a cinquant’anni dalla firma del trattato di Roma, i problemi sono più del previsto, a partire dagli organi decisionali, troppo spesso in contrasto tra loro. ‘’Il futuro dell’Europa rimane, ancora, nelle mani dei governi mondiali’’, una realtà visibile, che Emmot ribadisce in uno dei suoi discorsi. L’unione europea è sicuramente un grande passo avanti, un trampolino di lancio per tanti obiettivi tutt’ora difficili da raggiungere, come lo sviluppo economico in un contesto di stabilità dei paesi membri, lo spazio alla libertà, alla sicurezza e alla giustizia senza frontiere interne, un mercato interno nel quale la concorrenza è libera e non falsata, la lotta contro l’esclusione sociale, le grandi opportunità lavorative e la possibilità di dare una soluzione al problema dell’immigrazione, sempre più frequente in molti dei paesi europei. Che siano stati fatti grandi passi avanti non c’è dubbio, e Timoty Gorton Ash sottolinea i grande progressi dell’Europa, che da scenario di conflitti oggi è uno scenario di pace. ‘’L’unione Europea si è rivelata uno dei più validi motori di pacifico cambiamento di regia mai esistiti’’, e ancora, ‘’dovremmo festeggiare il fatto che i governi possono discutere di riforme senza paventare scontro armati tra vicini…gli europei vivono meglio di sessanta anni fa’’. Proprio per questo la comunità europea è una realtà diversa, una sfida a cui non si può fare a meno di rispondere, ed il giornalista Sergio Romano sottolinea che ‘’come dimostra la situazione intenzionale, divisi non contiamo nulla, ma uniti possiamo contare molto’’ parole che ricordato il motto di tutta l’attività politica del servo di Dio Alcide De Gasperi, che già allora evidentemente ci aveva visto decisamente bene. Ma nonostante i numeri ottimisti, come l’ambientalista Rifkin che vede la prospettiva di una terza rivoluzione industriale post-combustibili fossili e post-uranio, ci sono anche i pessimisti come lo scritto spagnolo Sarago che non trova nel pianeta nessun motivo per l’ottimismo, sottolineando come l’Unione Europea abbia fallito e continua a farlo: ‘’ Non ha un piano, non sa cosa vuole. Elabora una Costituzione che solo 18 paesi su 27 ratificano, entra in crisi e non sa come risolverla…Non ha alcun peso politico’’. Sicuramente è qui che possiamo trovare il punto più debole di questa grande possibile coalizione. Molte le critiche anche dagli organi religiosi, in quanto la costituzione non prevede alcun riferimento neppure alle proprie radici religiose Cristiane e culturali storicamente innegabili. ‘’L’Europa deve essere più di un club economico da primo mondo, deve agire in mare di una eredità culturale che sostiene una fede condivisa nel valore e nella dignità dell’essere umano’’, queste sono parole di molti intellettuali europei che giustamente non trovano futuro dove non c’è la memoria storica e culturale. Eliot, un americano che scelse l’Europa come patria dichiarò;’’ Un cittadino europeo può non credere che il cristianesimo sia vero, ma tuttavia senza il cristianesimo non ci sarebbero stati neppure un Voltaire o un Nietzsche. Se il Cristianesimo se ne và, se ne và tutta la nostra cultura, se và il nostro stesso volto’’. Probabilmente ci si è dimenticati con il passare degli anni che anche nella nuova Europa le radici Cristiane sono chiaramente segnate, e prendendo spunto da un libro che ho letto di Monsignor Comastri, vi pongo l’esempio della bandiera Europea, adottata ‘’l’8 dicembre’’ (immacolata concezione) 1955 e disegnata da Heits ( approvata oltretutto da un membro di religione ebraica ) che raffigura le 12 stelle presenti sulla medaglietta miracolosa della Madonna, come lui stesso affermò, essendo un grande devoto.( Oltretutto i paesi del consiglio non erano neppure 12 ). L’Europa ha grandi ambizioni per il futuro, ma proprio a causa della lacitià che comporta un ateismo generalizzato, ( nel cuore del mondo Cristiano, dove la maggior parte dei musei e degli edifici richiamano i segni Cristiani ) si trova a dover calciare un pallone nella propria rete, cancellando tutta la bellezza che la costituisce. L’Unione Europea può essere un grande passo verso la fratellanza, rispettabile dei propri ideali, ma comunque, rispettabile della sua storia, grazie al quale si è differenziata dal resto del mondo.

Pace e Bene :)

Paride Bove
Latina


Inviato da Leone il 6/6/2007 5:25:24 (1043 letture)

Otto mesi fa circa andava in onda sul canale Bbc (famosa per il suo giornalismo scomodo e dirompente) il documentario “Sex Crimes and Vatican” (per comodità di seguito lo chiamerò SCAV), preceduto da un forte battage pubblicitario: era stata trovata la pistola fumante riguardo ai tentativi del Vaticano di insabbiare i casi di Pedofilia nelle proprie file...
Vuoi per la copertura ISDN carente, vuoi per il pessimo costume tutto italiano del non saper parlare altre lingue se non quelle del proprio paesello (e forse un inglese scolastico), in Italia il documentario è per molti inaccessibile, sebbene sia visionabile tramite il portale della Bbc e poi tramite il portale video-streaming Youtube.
Passano 8 mesi e poche settimane prima dell'interessamento di Santoro, il documentario viene sottotitolato in Italiano (in modo maldestro...) e posto nuovamente su Youtube: è l'esplosione dell'interesse... in pochi giorni 2 milioni di italiani lo vedono. Santoro sniffa l'affare ed inizia la procedura (da tempo osteggiata) per l'acquisto del “famoso” documentario (comprato poi praticamente in saldo per soli 20.000 euro). Finalmente entra nelle case degli italiani tramite la Rai e... sorpresa delle sorprese... neanche la CEI si oppone alla messa in onda, ma continua con forza a richiamare l'attenzione sulle inesattezze presenti nel documentario ed in breve tempo risulta palese che in studio non dovrà esserci solo l'accusatore, ma anche un bravo difensore. Le luci si abbassano, inizia la proiezione, inizia il processo....

Ma negli 8 mesi circa passati tra la messa in onda inglese e quella italiana, cosa è successo? Quanto effettivamente gli italiani sono in ritardo sul dibattito scaturito da questo documentario bomba?

Di molto... effettivamente lo scandalo è già stato smontato da molti giuristi e anche da uno dei diretti intervistati nel documentario stesso... ma andiamo con ordine e tracciamo quali sono le linee guida proposte nel documentario “SCAV”:

1.L'attuale Pontefice, Joseph Ratzinger, nel 18 Maggio del 2001 , firma un documento intitolato la De delictis gravioribus, il quale fa riferimento ad un documento “segreto” chiamato “Crimen Sollicitationis”, tale documento era citato anche in una lettera (Sacramentorum sanctitatis tutela) redatta dal defunto Pontefice Giovanni Paolo II.
2.Questi documenti dimostrerebbero una continuità d'intenti tra il vecchio ed il nuovo pontefice (fino a risalire al 1962, durante il pontificato di Giovanni XXIII), nell'affrontare i presunti casi di pedofilia da parte del clero tramite una tattica d'insabbiamento.
3.Viene intervistato, nel documentario, il giurista canonico Tom Doyle, il quale conferma la natura del “Crimen sollicitationis”, specificando che questo documento illustra come insabbiare le prove di un abuso e del come mettere a tacere testimoni.
4.Vengono più volte citati gli scandali avvenuti in USA, a partire da Boston, riguardo agli abusi sessuali su minori da parte del clero cattolico ed i risultati di inchieste autonome, le quali riscontrano che il problema della pedofilia nei ranghi della Chiesa, non è di natura epidemica, bensì' endemica: tra le righe si lascia intendere che in ogni parrocchia si potrebbe nascondere un “child molester”, un pedofilo.
5.Vengono mostrati episodi in cui i diretti superiori di preti poi incriminati per pedofilia, abbiano tentennato nel denunciare i loro sottoposti alla giustizia ordinaria: è la prova che il “CRIMEN SOLLICITATIONIS” viene adoperato con “successo” e che potenziali scandali sono stati insabbiati. Vengono inoltre raccontati casi in cui i religiosi sospettati di violenze sono stati rapidamente e segretamente trasferiti in altre parrocchie. Caso esemplare è quello di Oliver O'Grady, ex-prete condannato per atti di pedofilia su almeno 40 bambini.

Il documentario sembra davvero una prova incontrovertibile, ma ho comunque preferito documentarmi autonomamente nel cercare riscontri... per prima cosa: cos'è il “CRIMEN SOLLICITATIONIS” (in breve CS)? Nel documentario quasi non viene mostrato... tutto ciò che vediamo è una animazione che mostra un solo paragrafo (un articolo, per la precisione il 73esimo), il quale parla del crimine sessuale verso i minori anche dello stesso sesso (cum impuberibus). Ma il tono generale del documento qual è? Posso trovare e leggere una copia in italiano di tale documento? Qui sono iniziate le sorprese e lasciatemi porre una piccola premessa: il documento è in latino perché oltre ad essere la lingua ufficiale della Chiesa (per quanto riguarda gli scritti) è anche il linguaggio scientifico per eccellenza, usato tuttora anche in campo giuridico. La traduzione ESATTA dal latino è essenziale. Partecipando ad una discussione, su questo argomento in un forum, ho letto una frase (di G. Lanzani) che sintetizza perfettamente il mio pensiero: “la legge tradotta correttamente dal latino può essere poi interpretata, ma la traduzione deve essere comunque esatta”.

Chiusa la parentesi ecco la prima sorpresa: Il CS non è un documento segreto, fu inviato a tutte le diocesi con la raccomandazione del tenerlo “in cassaforte” per far comprendere il valore di tale documento e l'importanza dell'averlo immediatamente sottomano al sorgere di una qualsiasi problematica nelle casistiche che il CS contempla. Addirittura la lettera “De delictis gravioribus”, in cui viene citato il CS, è stata pubblicata nella gazzetta ufficiale del Vaticano, consultabile on-line da tutti. Se davvero avessero voluto mantenere il CS segreto...beh...dovrebbero prendere parecchie ripetizioni in materia.
La seconda sorpresa nasce da una prima e rapida lettura del CS: il documento non è destinato solamente alla gestione del problema pedofilia, ma al come preparare, organizzare ed istituire un processo canonico nei casi in cui l'imputato abbia utilizzato il sacramento della Confessione come arma di ricatto (il titolo “Crimen sollicitationis” si traduce infatti con “crimine d'adescamento”). Il CS dedica largo spazio ai casi in cui il religioso in sede confessionale abusi del proprio ruolo per sedurre il penitente... il crimine di pedofilia viene poi contemplato in un solo articolo, il 73esimo. Il tono del CS non è quindi la “gestione” del problema pedofilia, ma, di più ampio respiro, al come gestire il problema dell'abuso sessuale in sede confessionale. Particolare attenzione va rivolta agli articoli 16, 17 e 18... se nel documentario della Bbc troviamo persone che parlano di una sorta di complotto del silenzio e di addirittura di “minacce di scomunica” per coloro che non mantengono il segreto sugli abusi, nel CS troviamo a chiare lettere nell'articolo 16 che la vittima degli abusi è tenuto a denunciare il fatto entro un mese, il 17 estende tale esortazione anche a coloro che pur non essendo vittime dirette, hanno “prova certa” degli abusi ed il 18 precisa che coloro che non rispettano le linee proposte dagli articoli 16 e 17 potranno incorrere nella sentenza di scomunica. Non e' dunque scomunicato chi denuncia gli abusi, ma chi NON li denuncia. Viene poi TOTALMENTE escluso dal dibattito che il CS offre una disciplina più ferrea per il caso di abuso su minori, rendendolo perseguibile oltre i normali termini di prescrizione: fino a quando chi dichiara di avere subito abusi quando era minorenne abbia compiuto i ventotto anni, ben oltre i termini di prescrizione consueti stabiliti per leggi civili.

Già questi dovrebbero lasciar riflettere sulla qualità della traduzione cui hanno avuto accesso (in modo consapevole o no) i creatori del documentario; andando avanti, mi sono chiesto il perché vengano richieste segretezza e cautela, mentre i tre articoli sopra analizzati parlano di aperta collaborazione ed immediata denuncia... non è contraddittorio? A prima vista si, e cito la formula del giuramento (stabilito sempre nel CS): “Io...detto prima... e toccando i sacri vangeli posti davanti a me, giuro e prometto di esercitare il mio dovere fedelmente...Sotto pena di scomunica late sententiae ipso facto senza che alcuna dichiarazione venga fatta, nessuno mi potrà assolvere se non il Santo Padre, escluso addirittura il Cardinale Penitenziario, e, sotto altre pene ancora più serie, a disposizione del Supremo Pontefice che mi potranno essere inflitte, io giuro sacramente, giuro e giuro, di osservare inviolabilmente il segreto in tutta la materia e i dettagli [...].Ulteriormente, Osserverò questo segreto assolutamente e in ogni modo con tutti quelli che non sono parti legittimate nel trattamento di questi casi; né accennerò mai, direttamente o indirettamente, per scritto, o in ogni altra forma neppure per la più urgente e seria causa, neppure con l'intenzione di un bene più grande, (inteso come : non commetterò) commettere niente contro questa fedeltà al segreto, a meno che una particolare facoltà o dispensazione mi sia stata espressamente data dal Supremo Pontefice.”

Segretezza assoluta, quindi, per tutti coloro che sono coinvolti “in questi casi”? I miei dubbi si sono diradati nel momento in cui ho avuto accesso ad una traduzione del CS comprovata da Emanuele Lanzani (cui va la mia gratitudine) che, colto dagli stessi dubbi, ha analizzato il 14mo articolo alla ricerca di una più esauriente descrizione del cosa effettivamente siano “questi casi”; la frase in originale è la seguente:
“Quondam vero quod in hisce causis tractandis maiorem in modum curari et observari debet illud est ut eaedem secretissime peragantur et, postquam fuerint definita et executioni iam traditae, perpetuo silentio premantur (Instr. Sancti Officii, 20 febr. 1867, n. 14)”, la traduzione esatta è questa:
“Nel trattare queste cause la cosa che deve essere maggiormente curata e rispettata è che esse devono avere corso segretissimo e che siano sotto il vincolo del silenzio perpetuo una volta che si siano chiuse e mandate in esecuzione (Instr. Sancti Officii, 20 febbraio 1867, n.14)”.

Il traduttore della Bbc sembra abbia confuso "causis", ("processo, causa"), e "casis", ("caso"). Il nodo è dunque quì: è la causa, il processo, ad essere vincolato dal segreto, non il reato, il quale può e DEVE essere denunciato alle autorità civili. Il vincolo di segretezza serve sia per proteggere la privacy dei testimoni, (per permettere loro di farsi avanti senza il rischio di “perdere la faccia”: l'ostacolo piu' alto da superare, nei casi di abusi, e' il timore della perdita della reputazione da parte delle vittime), che dell'accusato. Solo coloro che decidono di partecipare al processo canonico sapranno chi è coinvolto ed in che modo; diffondere informazioni sul processo, prima che esso sia effettivamente chiuso, fa incorrere nella scomunica Lauta Sententiae. Questo vincolo di segretezza serve anche a proteggere il segreto confessionale (preso in esame durante il processo), il quale non DEVE essere divulgato. Ricordiamo infatti che il CS regolamenta proprio quei processi in cui c'è l'aggravante dell'abuso del segreto confessionale: l'imputato viene considerato innocente fino a prova contraria... il segreto confessionale è tutelato finché non si stabilisce che e' avvenuto realmente ed incontrovertibilmente un abuso.

Purtroppo (come ha fatto giustamente notare E. Lanzani) questo è anche un limite da un punto di vista giuridico... la causa civile intentata non può attingere alle documentazioni prodotte durante il processo canonico, ma può tranquillamente interrogare e raccogliere testimonianze. Coloro che hanno testimoniato al processo canonico sono vincolati dalla segretezza solo su quanto hanno saputo durante il processo canonico, non su quanto sanno riguardo al reato. Il processo civile, in parole povere, deve “cominciare da capo”.

Alla luce di queste informazioni, possiamo considerare i primi 3 punti cardine del SCAV privi di fondamento: I documenti non sono affatto segreti, non sono destinati al problema specifico della pedofilia, ma illustrano come tutelare il sacramento della confessione nel difficile caso di una indagine su reati correlati alla sfera sessuale del clero... e, soprattutto, non impongono SILENZIO ALCUNO alle parti in causa, bensì spingono al denunciare il reato all'autorità civile (in rispetto anche delle norme del catechismo cattolico n.1916, 2238 e 2242). E' inoltre da notare che le due lettere citate all'inizio di questo articolo (De delictis gravioribus, e Sacramentorum sanctitatis tutela, che permisero la “scoperta” del CS) dichiarano apertamente l'intenzione di regolare questioni di competenza del diritto canonico. Il diritto degli Stati, semplicemente non c'entra e non viene posto paletto alcuno. Gran parte delle argomentazioni, su cui l'autore del documentario ha montato lo scandalo, si riducono ad un nulla di fatto. Ritengo opportuno segnalare quanto Tom Doyle, in una recente intervista abbia dichiarato: “benché abbia lavorato come consulente per i produttori del documentario, temo proprio che alcune distinzioni che ho fatto a proposito del documento del 1962...” (il CS) “...siano andate perdute. Non credo né ho mai creduto che quel documento sia la prova di un complotto esplicito, nel senso convenzionale, orchestrato dai più alti responsabili del Vaticano per tenere nascosti casi di abusi sessuali perpetrati dal clero”. Attualmente T.Doyle ha quindi preso le distanze dalla tesi proposta dallo SCAV mantenendosi comunque contrario alla tattica proposta dal CS.

Passiamo ora al quarto punto: una commissione del riesame (citata nel SCAV e sorta per analizzare l'entità del problema degli abusi) negli States avrebbe stabilito (in che modo non viene specificato), che il “fenomeno pedofilia”, non si presenta in modo evidente o più pronunciato in una parrocchia piuttosto che un'altra, ma sembra presentarsi contemporaneamente ovunque... per sintetizzare ed usare ancora una volta i loro stessi termini: “che il problema pedofilia ha caratteristiche endemiche e non epidemiche”. Ad un ascolto superficiale, sembrerebbe che in ogni parrocchia o chiesetta si nasconda un potenziale pericolo, peccato che si scordino di menzionare che il fenomeno è registrato nelle stesse percentuali, in tutte le realtà in cui convivono adulti e bambini, come scuole, asili, attività sportive, famiglie.
In poche parole il problema pedofilia è endemico...ma a livello di TUTTA la società. Con due rapidi tagli di forbici nel montaggio, o con una intervista pilotata in modo “esemplare”, hanno lasciato intendere che il “pedofilo” sia soprattutto un prete...i preti soprattutto pedofili. La realtà è ben diversa... il pedofilo è un adulto disturbato... non solo un prete disturbato.

Il quinto punto è ciò che rende il documentario la “pistola fumante”, ma senza l'appoggio dei precedenti 4 punti cosa ci rimane? Ci sono stati religiosi che interpretando erroneamente (in modo consapevole o no) il CS, hanno preferito mettere a tacere episodi di pedofilia spacciandola come “istruzione superiore” proveniente dall'alto.... ma i documenti analizzati smentiscono tale ipotesi. Non esiste alcuna “rete” di omertà pilotata dal Vaticano. Esistono solo religiosi che per evitare lo scandalo hanno autonomamente preferito la strada dell'omertà. Una vergogna.
Tale vergogna è ancora più giustificata constatando che in molti casi i superiori dei preti accusati di pedofilia abbiano preferito applicare solo una parte del CS, trasferendoli da un luogo all'altro, a volte anche in paesi ove è difficile ottenere l'estradizione. Il caso di Oliver O'Grady è esemplare ed è con il suo che viene aperto lo SCAV mostrando alcune sequenze del suo processo civile. Permettetemi alcune considerazioni:

1.La sottotitolatura (che precedentemente ho definito maldestra) qui mostra i suoi evidenti limiti; egli viene presentato con questa sottotitolatura: “Questo è Oliver O'Grady, un prete cattolico. La chiesa sapeva che era pedofilo”. La voce narrante afferma invece che O'Grady è un “former cattolic priest”, cioè' un EX prete cattolico... egli ai tempi del processo aveva già ricevuto scomunica e spogliato del ministero. Porre tali affermazioni all'inizio dello SCAV hanno il chiaro intento di manipolare il punto di vista con cui guardare il resto del documentario
2.Ai tempi del processo la Chiesa conosceva che era pedofilo (perche' si era gia concluso il processo canonico), ma secondo le restrizioni date dal CS riguardo alla segretezza della causa. Il fatto che egli sia sotto processo civile, dimostra che non ci sia stato nessun insabbiamento. Il ritardo nella denuncia dei reati all'autorità civile non sono in rispetto del “Crimen Sollicitationis”, ma proprio nel NON rispetto dello stesso.
3.O'Grady sconterà' 7 anni di carcere e poi tornerà in Irlanda, suo paese natale, ove paradossalmente non esistono registri che possano conservare informazioni riguardo alla sua condanna per pedofilia per interdirlo da alcune mansioni. Nello SCAV è lasciato intendere che tale trasferimento in Irlanda e' stata opera della Chiesa... piuttosto fantasioso, visto che la Chiesa gli aveva già dato il benservito... il problema è piuttosto che l'Irlanda non si dota di una legislazione competente in materia di crimini legati alla pedofilia.


Siamo di fronte a singoli esponenti della chiesa che per timore dello scandalo, preferiscono la strada del silenzio, ma non esistono prove che ci facciano pensare ad una “orchestrazione dall'alto” nell'insabbiare i reati... coloro che lo fanno, lo fanno autonomamente, in aperto contrasto con quanto suggerito dal Diritto Canonico, il Catechismo ed il CS. Con tutta onestà, tali soggetti andrebbero processati da entrambi i tribunali: canonico e civile, il primo escludendoli dal ministero, il secondo applicando le pene previste per coloro che omertosamente occultano un reo od occultano informazioni importanti nascondendo un reato di cui erano a conoscenza.

Anche un solo caso di violenza è un caso di troppo in cui è doveroso intervenire energeticamente e con severità, ma tale severità deve essere applicata in tutte le direzioni, anche contro quelle tesi che tentano di alimentare il risentimento verso la Chiesa e che, credendo di fare chiarezza nel confronto con essa, in realtà creano un clima di sospetto.

Ad majora


Fabio Leone
5 Giugno, 2007



Si ringrazia gentilmente i fratelli Lanzani per l'autorizzazione all'uso di alcuni loro spunti di riflessione e di alcune loro frasi.




BIBLIOGRAFIA:

"Preti pedofili, le falsità del video Bbc" di Massimo Introvigne su Avvenire del 30 maggio 2007, visionabile all'indirizzo: http://www.cesnur.org/2007/mi_05_22a.htm

“Crimen Sollicitationis”, stesura originale in Latino. Visionabile all'indirizzo:
http://www.cesnur.org/2007/Crimen_1962.pdf

“Sex Crimes and Vatican” Documentario della Bbc ad opera di Colm O'Gorman, visionabile sul Portale della Bbc o tramite www.youtube.com

“Crimen Sollictationis”, Voce nell'enciclopedia on-line WIKIPEDIA, visionabile in italiano all'indirizzo: http://it.wikipedia.org/wiki/Crimen_sollicitationis

Lettera di Tom Doyle (Fr. Tom Doyle on 'Crimen Sollicitationis')al vaticanista statunitense J.Allen, nella quale prende le distanze dalla tesi proposta nello SCAV, visionabile all'indirizzo: http://ncrcafe.org/node/530

Traduzione dall'originale latino del “Crimen Sollicitationis” tratta dal sito www.ilcannocchiale.it



Inviato da Kannone il 12/8/2006 2:44:53 (1226 letture)

Carissimi/e, la situazione in Libano e in alcune zone della Palestina è veramente drammatica, le informazioni che ci arrivano direttamente dagli operatori delle organizzazioni che hanno progetti di solidarietà e di aiuto umanitario in quelle zone sono disperate. Le atrocità di questa guerra sono comuni alle atrocità di tutte le guerre e per questo occorre proseguire con ancora più decisione la mobilitazione prodotta in questi anni in Italia, che mette al centro il rifiuto della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti. Per questo abbiamo pensato di dare un segnale politico forte e significativo per attivare quello che spesso definiamo una azione di “diplomazia dal basso”.

Crediamo infatti che in una situazione come questa insieme ai documenti e a nuove forme di mobilitazione (non è più sufficiente scrivere documenti e mobilitarci come abbiamo fatto in questi anni ) contro la logica della “guerra permanente”, occorra sperimentare azioni della società civile, innovative e alternative, che mirino a realizzare la concretezza delle nostre proposte, e mi sembra che il dibattito che si sta avviando sull’efficacia o meno della categoria “movimento della pace “ abbia bisogno di risposte che vanno verso questa direzione.

Una realtà come quella lillipuziana deve continuare, sostenere e rafforzare al suo interno iniziative progressivamente radicate e radicali per fermare questa follia.

Pensiamo che il lavoro che abbiamo fatto in questi anni come Lilliput sul tema del disarmo e la prevenzione dei conflitti, sia all’interno della Rete Italiana Disarmo che in altri coordinamenti (campagne come Control Arms, Banche Armate, Disarmo Atomico e Riconversione industria bellica, Corpi civili di Pace, ed azioni di boicottaggio/disobbedienza contro la guerra), o ad esempio occasioni come quella della missione in Congo, promossa in questi giorni da alcune organizzazioni e persone della Rete, siano segnali importanti di questo lento e faticoso percorso.

Se questa è la strada occorre continuamente dar forza a questa strategia nonviolenta ed è per questo che pensiamo sia importante la proposta di andare in Libano con la delegazione della società civile italiana.

La solidarietà alle popolazioni colpite dalla guerra deve passare per il sostegno alle organizzazioni locali

Fin dai primissimi giorni dall’inizio dei bombardamenti alcune associazioni della società civile libanese e palestinese, di diverso orientamento, si sono riunite in coordinamento operativo ed hanno avviato immediati interventi di assistenza verso le migliaia di sfollati che, in particolare dal sud del paese, affluivano a Beirut nel tentativo di sfuggire alla guerra e hanno lanciato un appello alla comunità internazionale affinché si mobilitasse per fermare i bombardamenti e sostenesse economicamente il lavoro di assistenza.

La missione a cui stiamo lavorando è formata da associazioni e ong italiane impegnate verso il Libano a scopo di sostegno politico e umanitario alla società civile libanese e palestinese del Libano. E’ considerata preparatoria di una più ampia delegazione che comprenda anche enti locali ed altre organizzazioni da realizzarsi in settembre/ottobre, nell’auspicio che i combattimenti siano finiti e che si possa affrontare la ricostruzione. E’ dunque evidente che abbiamo scelto una strada più impegnativa, che non si ferma solo all’aiuto umanitario sicuramente indispensabile (ma per questo bastavano i contatti e le mail con le richieste di quello che serviva ed un finanziamento adeguato), ma prova ad andare oltre. La proposta che facciamo ci deve mettere maggiormente in gioco e per questo abbiamo accolto come glt nonviolenza, la richiesta di esser presenti, nonostante i rischi, con chi sta ogni giorno rischiando in nome della pace.

Inoltre si propone anche al Governo Italiano un cambio di rotta nella direzione di un impegno diretto alle attività di sostegno alla popolazione realizzate dalla società civile libanese, indicando questa come principale modalità di intervento nella emergenza della guerra e poi nella ricostruzione. Sarebbe un investimento sul futuro del paese, una indicazione che l’Italia volta pagina.

Chiediamo anche a tutti i nodi e alle associazioni che collaborano con la Rete di dare segnali precisi sulle iniziative che stanno avviando nei territori e su quali impegni concreti si sentono di poter assumere nei prossimi giorni, così da poter dare immediato seguito alle richieste che ci saranno presentate.


Riccardo Troisi
Glt Nonviolenza Rete Lilliput
Per info: 3355769531


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Appello della Delegazione

Una Delegazione di organizzazioni della società civile italiana si recherà in Libano per solidarizzare con la popolazione bombardata e sostenere la società civile libanese impegnata nel difficile lavoro di informazione indipendente sulla guerra e di assistenza alla popolazione

In Libano non ci sono solo guerra e vittime, c’e’ anche una società civile che in questi difficili anni si e’ rimboccata le maniche e ha lavorato per ricostruire il Paese, consolidare la convivenza, promuovere i diritti umani e la democrazia, e ristabilire la sovranita’ nazionale.

“Nulla può descrivere la sensazione di aver lavorato senza sosta per 15 anni per ricostruire un paese dalle rovine della guerra, solo per vederlo ancora una volta ridotto in macerie in pochi giorni”.

Questa frase era riportata in un appello di un gruppo di organizzazioni non governative libanesi che chiedevano alla società civile internazionale di mobilitarsi contro la guerra e di sostenere la loro opera. Per affrontare l’emergenza si sono costituiti reti e coordinamenti di ONG libanesi e palestinesi che, senza distinzione di appartenenza, stanno facendo fronte comune impegnandosi per l’accoglienza e l’assistenza ai profughi e agli sfollati. Questo, più di ogni altra circostanza, dimostra la maturità della società civile libanese.

Rispondendo a questo e ad altri appelli, una delegazione di associazioni pacifiste e di ONG italiane che si riconoscono nel movimento per la pace e nel processo dei Forum sociali, e che sono state attive in questi ultimi anni in Libano con progetti di ricostruzione e sviluppo, si recherà a Beirut per incontrare interlocutori locali e:
- verificare come sostenerli nella loro richiesta di un cessate il fuoco immediato e nell’attività di assistenza agli sfollati e alle popolazioni colpite;
- assicurare la presenza al loro fianco per fornire un concreto aiuto all’assistenza delle fasce più vulnerabili della popolazione anche dopo la fine della guerra.

La delegazione:
- condanna con fermezza l’ingiustificato attacco israeliano contro un paese sovrano e denuncia come crimini di guerra l’ uso di armi proibite e l’indiscriminato bombardamento della popolazione e di obiettivi civili, di cui il massacro di Cana è una delle manifestazioni più sconvolgenti;
- esprime solidarietà a tutte le vittime, libanesi, palestinesi e israeliane;
- richiede a tutte le parti in conflitto l’immediato cessate il fuoco senza condizioni e l’apertura di negoziati: che la parola torni immediatamente alla diplomazia;
- ritiene che una pace duratura in Medio Oriente possa solo basarsi sul rispetto del diritto internazionale e di tutte le risoluzioni delle Nazioni Unite, a partire da quelle che richiedono a Israele il ritiro dai territori occupati in Palestina, Siria e Libano;
- richiede il rispetto di tutte le convenzioni umanitarie internazionali.

La delegazione si recherà a Beirut dal 5 al 9 agosto e:
- incontrerà i rappresentanti delle associazioni e delle reti della società civile libanese e palestinese, laiche e religiose, le istituzioni libanesi, l’Ambasciata italiana e la Delegazione della Commissione Europea, le agenzie internazionali umanitarie.
- Visiterà ospedali e installazioni di emergenza in cui è ospitata la popolazione sfollata;
- Illustrerà i risultati della missione attraverso una conferenza stampa indirizzata agli organi di informazione locali ed internazionali.

La delegazione sarà composta da:
Un ponte per
Arci
Assopace
Fiom
Libera
Pax Christi
Rete di Lilliput
Servizio Civile Internazionale
CISS e ARCS in rappresentanza del Gruppo Libano – Piattaforma Palestina (AOI)


Inviato da Kannone il 12/8/2006 2:18:05 (1214 letture)

02/08/2006
Guerra in Libano: un messaggio della presidenza Ciofs al consiglio nazionale Ofs


Assistendo come testimoni alle ostilità che avvengono nel vostro paese, sappiate che i vostri fratelli e sorelle Francescani secolari di tutto al mondo sono uniti a voi nel pensiero e nella preghiera. Le parole a volte servono a poco durante i momenti di sofferenza simili a quelli che attualmente state attraversando. Confidiamo, tuttavia, che il seme Divino che è in ogni uomo presto germinerà in modo che sia possibile vivere ancora nella pace e senza la presenza della violenza. Se c'è qualche cosa che possiamo fare per fornire un supporto supplementare, non esitate a mettervi in contatto con me.

Doug Clorey
Coordinatore commissione Presenza nel mondo della Presidenza Ciof

FONTE: www.ofs.it


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