Gioventù Francescana d'Italia - Uniti nella Gioia
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San francesco 2009
Festa di S.Francesco

Oggi facciamo nostre le parole di Gesù nel Vangelo e rendiamo grazie al Padre, al Signore del cielo e della terra, per aver dato a Francesco un'anima da povero, innamorata di Cristo, povero e crocifisso, e per avergli dato un cuore limpido, capace di vedere Cristo, amarlo e abbracciarlo in tutti i poveri. Oggi rendiamo grazie a Dio per Frate Francesco, contemplando le meraviglie operate dall'Altissimo in lui e per mezzo di lui; leviamo al cielo gli occhi e le mani supplici, umili e grati, guardando la nostra vita di credenti in Cristo Gesù, perché anche noi cerchiamo, desideriamo e vogliamo, anche se non lo meritiamo, di entrare con Francesco nei segreti del Regno di Dio.

Grati ricordiamo, per tenerla fissa nella memoria e nel cuore, la beatitudine dei poveri; dobbiamo però umilmente confessare che non abbiamo ancora imparato ad essere veramente poveri, così da essere veramente beati. Padre Francesco, insegnaci ad essere poveri! Umili e grati, desideriamo e chiediamo per noi peccatori, che contempliamo ammirati il serafico padre Francesco di Assisi, di farci piccoli e servi di tutti; di non pretendere nulla se non di essere piccoli e di servire; di dare la vita per il Regno di Dio; di non esigere altro che di espropriarci della vita, di spenderla, di perderla, perché riconosciamo che il padre Francesco la guadagnò offrendola, mentre rischiamo di perderla per non averla offerta. Umili e grati, desideriamo e chiediamo di non incontrare nella nostra esistenza altro motivo di gloria che la croce di nostro Signore Gesù Cristo, perché da essa viene per noi la riconciliazione e la grazia, la redenzione e la vita, e in essa si rivela l'amore assoluto e incondizionato di Dio per noi. Umili e grati leviamo al cielo i nostri cuori per trovare misericordia, per ricevere da Dio Padre la conoscenza del Figlio e dal Figlio la rivelazione del Padre, perché tutto il nostro essere è inquieto e non troverà pace, finché non riposerà nell'intimità di Dio. Desideriamo amarlo, abbracciarlo e seguirlo in Gesù di Nazareth. Vogliamo ascoltarlo e contemplarlo nelle sante e profumate parole della Sacra Scrittura. Desideriamo amarlo, abbracciarlo e seguirlo, ascoltarlo e contemplarlo nella divina Eucaristia, dove gli occhi limpidi della fede semplice vedono il Corpo e il Sangue del Signore. Desideriamo amarlo, abbracciarlo e seguirlo, ascoltarlo e contemplarlo in tutti i sacramenti della sua presenza e della sua grazia. Umili e grati, chiediamo di incontrare Cristo e di riconoscerlo in tutti i lebbrosi, in coloro che la nostra ripugnanza desidera isolare; chiediamo di baciarlo in essi e di rompere con la forza della carità le barriere di solitudine che abbiamo innalzato tra noi e i loro corpi feriti, tra noi e quelli che non contano niente, tra noi e il corpo di Cristo.

Insegnaci, Frate Francesco, ad ascoltare Cristo nella santa Chiesa, ad obbedirle nel signor papa e in tutti i vescovi e i sacerdoti che sono in comunione con il signore papa. Insegnaci a vivere nella fede della Chiesa il santo Vangelo, totalmente dedicati a Dio Padre, sommamente amato, seguendo da vicino Gesù Cristo, docili all'azione dello Spirito di Cristo nelle nostre vite.

Fr. José Carballo
DOCUMENTO COMPI
COMUNICAZIONE DALLA COMPI

Carissimi, di seguito alleghiamo l’ultimo aggiornamento inviatoci dalla COMPI (Conferenza Ministri Provinciali d’Italia e d’Albania OFM) relativo alla questione “unità”.


Leggi il documento
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Il Consiglio Nazionale
68° Convegno Nazionale
68° CONVEGNO NAZIONALE GIFRA

08-12/07/2009 GIOVINAZZO (BA), 29 LUGLIO - 2 AGOSTO 2009

Il Convegno Nazionale estivo vuole offrire il naturale proseguimento della riflessione cominciata a dicembre durante il convegno invernale, dove accogliere l’altro significa scoprirne le differenze e le diversità, attraverso le quali saremo capaci di completarci significativamente.
Scoprire la diversità dell’altro significa riconoscersi diversi, scoperta che va attuata ogni giorno nella nostra vita per evidenziare la nostra “povertà”.
I vari momenti formativi si relazioneranno con la regione ospitante, la Puglia, prima regione d’Italia (negli anni ’90) a misurarsi con il fenomeno dell’immigrazione, ma anche terra d’ emigrazione come tutte le terre del Sud. Riconoscendoci sia nella figura di coloro che migrano che in coloro che accolgono, affronteremo la tematica della migrazione nelle sue diverse sfaccettature: migrazione/conversione come esigenza dello spirito e la migrazione come fenomeno sociale che coinvolge tutti.
Accogliere, come ci esorta il pugliese don Tonino Bello (maestro d’accoglienza e profeta del nostro tempo), non significa donare necessariamente qualcosa allo straniero, ma consiste nel capire che l’Altro ha un tesoro che ci può arricchire.
In questo cammino ci accompagnerà la figura biblica di Rut, una straniera (una migrante) - secondo i canoni ebraici e cristiani – che diventa la figura chiave nella storia della salvezza.

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SCARICA L'INNO DEL CONVEGNO con base, testo, accordi e spartito

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La Gifra in Abruzzo
Testimoni di speranza...

Quasi accogliendo l'invito rivolto sabato 18 aprile da Papa Benedetto XVI alla famiglia francescana riunita nel Capitolo internazionale delle stuoie, i ragazzi della Gioventù francescana d'Italia insieme ai Francescani Secolari, nell'intento di "ricostruire le persone e le comunità" si sono messi a disposizione della Chiesa locale per animare le celebrazioni eucaristiche tra i terremotati de L'Aquila come testimoni della speranza nella Vita che si rinnova. Insieme a Don Dino, responsabile della pastorale giovanile della Diocesi de L'Aquila, i francescani si sono recati nelle piccole tendopoli delle due frazioni della città: Poggio S. Maria e Collefracido.

Leggi la testimonianza.

Per informazioni scrivi a grosseto2008@gifra.org.
Miele della solidarietà
"Il miele della solidarietà": un successo!

E' con gioia che desideriamo comunicare a tutti il resoconto finale dell’iniziativa “Il miele della solidarietà” promossa dall'AIFO in occasione della 55a Giornata mondiale dei malati di lebbra, che è stata possibile realizzare grazie anche all’adesione ufficiale della GiFra ed alla partecipazione di numerose fraternità GiFra. Ecco i numeri:

“Piazze” allestite (banchetti): 1.007
Vasetti di miele distribuiti: 47.000
Portachiavi solidali distribuiti: 19.800
Volontari coinvolti: 5.000
Donazioni raccolte: € 495.000

"Grazie per l’opportunità che ci avete dato, grazie per essere stati accanto a noi durante questo grande appuntamento d’amore.
Tutto ciò che è stato fatto in questi anni con l’iniziativa “Il miele della solidarietà” è il frutto di una collaborazione basata sulla fiducia e sulla solidarietà: siamo convinti che insieme potremo fare ancora tanto perché sono necessari l’impegno, la forza di tutti, il coraggio di mettersi in gioco, per restituire dignità, rispetto e prospettive di vita futura alle persone colpite dalla lebbra.
Confidiamo ancora nel vostro aiuto per continuare questo cammino lungo ma concreto che speriamo di percorrere ancora con voi."

Tiziana Raisa
Responsabile Segreteria e Servizi Generali AIFO
Pasqua
Santa Pasqua 2008

"“Fratelli, non sapete che un po' di lievito fa fermentare tutta la pasta?
Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi.
Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato!
Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio,
né con lievito di malizia e di perversità,
ma con azzimi di sincerità e di verità.”.
(1 Cor 5, 6-8)

Carissimi sorelle e fratelli,
accogliamo l’esortazione di San Paolo e facciamola nostra: nessuno più creda di non aver ricevuto nulla, né di non poter offrire nulla; nessuno più pensi di non essere amato, né di non poter amare. Un nuovo santo giorno di Salvezza è spuntato per noi: l’Amore si dona tutto per salvarci tutti!

Con immenso affetto fraterno, giungano a Voi e alle Vostre famiglie, gli auguri più cari di una Santa Pasqua di Resurrezione!

Maura, Fabio, Alberto, Michele,
Davide, Valentina, Alessandro, Enzo, Riccardo,
Fra’ GianBattista, Fra’ Salvatore, Fra’ Roberto.

Domenica delle Palme

È come una domenica a due facce, quella delle Palme, che precede la Pasqua. Ha un suo aspetto gioioso nella prima parte, celebrando l'ingresso di Gesù, trionfante, in Gerusalemme. Tutti acclamano al profeta, al figlio di David. La scena cambia però rapidamente con la lettura del racconto della passione di Matteo. Agli "osanna" seguono di poco i "crucifige".

QUESTI È IL PROFETA. Un giorno i discepoli rimproverarono i bambini che gridavano, attorno a Gesù, dichiarandolo Figlio di Dio. A sua volta Gesù, riprese gli apostoli dicendo: lasciateli fare, perché se loro tacessero, griderebbero le pietre. Prima di andare a morire per noi sulla croce, Gesù ha ricevuto questa bella testimonianza da parte dei bambini. Loro, per primi, nella loro innocenza e semplicità, l'hanno riconosciuto e acclamato come il profeta, anzi come Figlio di Dio. Sono i semplici che hanno, immediatamente, queste intuizioni. Forse per questo, si può dire che le chiese sono più affollate alle Palme, che non il giorno di Pasqua. Sono i bambini che trascinano parenti e genitori per agitare le palme e gli ulivi, per proclamare insieme: "Questi è il profeta Gesù". Una dichiarazione esplicita di fede, che non dovrebbe limitarsi ad essere pronunciata in questa domenica, nelle chiese. Dovrebbe essere quasi l'ideale delle nostre famiglie: guardare a Cristo, l'inviato di Dio, per avere in lui una guida sicura e un modello di vita.

L'UMANITÀ DAVANTI ALLA CROCE. La lettura attenta del racconto della Passione potrebbe anche sostituire una buona omelia. In quel racconto si trova la storia del mondo e di ogni uomo. Nella cena pasquale, Gesù celebra il mistero della continua permanenza in mezzo al suo popolo. Nella sua agonia si rivela la completa accettazione della volontà del Padre. Nell'arresto, Gesù ribadisce la sua scelta appassionata per il perdono e la non violenza. Il processo giudaico è dominato dall'ultima grande rivelazione di Gesù davanti al suo popolo. "Vedrete il figlio dell'uomo venire sulle nubi del cielo". Il processo romano svela l'indifferenza dei pagani e l'ingiustizia dei Cesari, mentre la crocifissione sancisce l'estrema crudeltà e il disprezzo per l'uomo. Sfila davanti alla croce l'umanità che bestemmia, sfila il cosmo con le sue tenebre (terremoto e oscurità), sfilano i nuovi credenti, come il centurione, sfila l'umanità nuova, liberata da Cristo, poiché si aprono anche i sepolcri e il velo del tempio viene squarciato.

SEGUIRE CRISTO NEL DONO DI SÉ. Don Nicola, il fratello di Calipari, l'agente del Sismi, che ha dato la sua vita per salvare quella di una giornalista, ha detto ai funerali che suo fratello aveva seguito la strada del dono di sé per gli altri. La via che Cristo ha indicato per tutti, dicendo che "non c'è amore più grande di chi dà la vita per il proprio fratello". Così lui ha fatto sulla croce per la nostra salvezza. Non ha voluto scendere dalla croce, per seguire sino in fondo la volontà del Padre, come vittima di tante ingiustizie e dei nostri peccati. Ci ha insegnato che la sofferenza è preziosa, misteriosamente, davanti agli occhi di Dio, poiché il Figlio ha scelto di soffrire per noi. È stato crocifisso ingiustamente, come avviene ancora oggi, per tanti "crocifissi" che soffrono ingiustamente. La Chiesa, come Cristo, continua ad essere dalla parte di questi nuovi crocifissi, umiliati, deboli, oppressi. Una Chiesa vicina a milioni di uomini e di donne, soprattutto di bambini, che non hanno il necessario per vivere, in un mondo opulente e benestante. Noi cristiani, per primi, gloriandoci della croce di Gesù, dovremmo essere concretamente solidali con questi nostri fratelli.

Don Carlo Caviglione

Quaresima 2008
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
Quaresima 2008

"Cristo si è fatto povero per voi" (2 Cor 8,9)

Cari fratelli e sorelle!

1. Ogni anno, la Quaresima ci offre una provvidenziale occasione per approfondire il senso e il valore del nostro essere cristiani, e ci stimola a riscoprire la misericordia di Dio perché diventiamo, a nostra volta, più misericordiosi verso i fratelli. Nel tempo quaresimale la Chiesa si preoccupa di proporre alcuni specifici impegni che accompagnino concretamente i fedeli in questo processo di rinnovamento interiore: essi sono la preghiera, il digiuno e l’elemosina. Quest’anno, nel consueto Messaggio quaresimale, desidero soffermarmi a riflettere sulla pratica dell’elemosina, che rappresenta un modo concreto di venire in aiuto a chi è nel bisogno e, al tempo stesso, un esercizio ascetico per liberarsi dall’attaccamento ai beni terreni. Quanto sia forte la suggestione delle ricchezze materiali, e quanto netta debba essere la nostra decisione di non idolatrarle, lo afferma Gesù in maniera perentoria: “Non potete servire a Dio e al denaro” (Lc 16,13). L’elemosina ci aiuta a vincere questa costante tentazione, educandoci a venire incontro alle necessità del prossimo e a condividere con gli altri quanto per bontà divina possediamo. A questo mirano le collette speciali a favore dei poveri, che in Quaresima vengono promosse in molte parti del mondo. In tal modo, alla purificazione interiore si aggiunge un gesto di comunione ecclesiale, secondo quanto avveniva già nella Chiesa primitiva. San Paolo ne parla nelle sue Lettere a proposito della colletta a favore della comunità di Gerusalemme... Leggi tutto

Natale
"Il sogno di Dio: una mangiatoia sempre vuota"

Attratto dagli addobbi natalizi, immerso nel tipico grigiore parigino ho ripercorso il tragitto che Paul Claudel percorse quel pomeriggio del 25 dicembre 1886 da place Royal a Notre Dame, passando dal Boulevard St Michael. Quel freddo pomeriggio, "l'infelice giovane" entrò ateo nella Cattedrale parigina e ne usci cantando il Magnificat: si era convertito. Al lato sinistro dell'altare maggiore il presepe era già allestito. I visitatori venivano attratti dall'altezza dei personaggi, dalle luci, dai suoni, dalle varie scene della natività: la visitazione di Gabriele a Maria, la grotta di Betlemme, l'annuncio ai pastori, la strage degli innocenti, l'adorazione dei magi, la fuga in Egitto… Io, però, avevo occhi solo e semplicemente per la mangiatoia. Non la mangiatoia ma quel suo essere vuota, pronta ad accogliere chiunque...

Quella mangiatoia, Signore, ti ha accolto: non c'era posto per te nell'albergo. Gli uomini non ti hanno accolto, hai trovato calore laddove le bestie mangiano il loro fieno. Avevi le fasce con cui Maria ti avvolse per scaldarti. Che strano, il tuo Natale! E' la festa della non accoglienza di Dio e dell'accoglienza dell'uomo da parte tua. Più fisso quella mangiatoia più mi rendo conto che lì c'è tutto il senso della tua nascita, della tua missione: è il compimento delle promesse di Dio, è la salvezza fattasi carne, è l'Amore fattosi uomo. La mangiatoia è il sogno di Dio, di quel Dio, tuo Padre, che vuole ridare dignità alla creatura che tradisce, uccide, violenta, genera ingiustizie e sofferenze. E' il sogno di Dio che per amore nostro si fa uomo in te per ridirci la nostra vera identità che è quella di essere come te. E' a quella mangiatoia che dobbiamo tornare per ritrovare noi stessi, per essere uomini veri.

E' quella semplice e povera mangiatoia che dobbiamo contemplare per riprenderci la nostra autentica umanità. Natale è il sogno di Dio di voler vedere quella mangiatoia sempre vuota, sempre libera perché per ogni uomo che nasce deve esserci sempre un posto per essere deposti e avvolti nelle calde fasce della sua carità. Se per te, Bambino di Betlemme, il suo Figlio, non c'era posto... per noi suoi figli c'è e ci sarà sempre una mangiatoia dove poter giacere stanchi della fatica e della sofferenza di non essere uomini, della tristezza di vivere senza Cristo, senza amore, lontani da Dio, lontani da te, o Cristo. Senza il calore di quella mangiatoia l'uomo sperimenta l'inferno in terra perché "l'inferno è dovunque non c'è Cristo" (Paul Claudel). Sì Gesù, tu vuoi come mangiatoia le nostre vite distrutte, dissolute, i nostri cuori duri, incompresi, rifiutati, maltrattati, abbruttiti dal peccato e dall'egoismo per ridarci luce, pace, forza, coraggio, gioia, libertà... Tu vuoi nascere ogni giorno in noi per avvolgerci nelle fasce del tuo amore.

Il tuo sogno Signore non finisce qui, non può finire così! Il tuo sogno continua e spera che ogni uomo, ogni creatura si faccia mangiatoia per i suoi fratelli, per le sue sorelle: mangiatoia d'amore, di carità, di giustizia, di pace, di uguaglianza, di accoglienza.

E' vero, Gesù, ci riempiamo la bocca di questi paroloni... a Natale sembrano delle litanie obbligate dalla cantilena del buonismo che è l'antidoto dei nostri natali festaioli e consumisti... Le nostre mangiatoie, intanto, sono piene dei nostri egoismi. Non vi è posto per l'amore, per l'ospitalità, per quegli ultimi cui tu per primo ti sei rivelato... Sgombera, Gesù, la nostra vita da quanto ci appesantisce, da quanto non ci fa amare, essere liberi. Dacci una vita sobria, semplice, fatta di cose essenziali ed importanti, liberaci da tutto ciò che ci impedisce di librare le ali dell'amore, di allargare le fasce della nostra umanità e carità perché tutti abbiano posto per te... avendolo per gli altri, per ogni uomo.

Tratto da: novena.it
Il presepe
Storia del Presepe

Sono gli evangelisti Luca e Matteo i primi a descrivere la Natività. Nei loro brani c'è già tutta la sacra rappresentazione che a partire dal medioevo prenderà il nome latino di praesepium ovvero recinto chiuso, mangiatoia. Si narra infatti della umile nascita di Gesù come riporta Luca "in una mangiatoia perché non c'era per essi posto nell'albergo" (Ev., 2,7) dell'annunzio dato ai pastori, dei magi venuti da oriente seguendo la stella per adorare il Bambino che i prodigi del cielo annunciano già re [...]
Il presepio come lo vediamo rappresentare ancor oggi nasce secondo la tradizione dal desiderio di San Francesco di far rivivere in uno scenario naturale la nascita di Betlemme coinvolgendo il popolo nella rievocazione che ebbe luogo a Greccio la notte di Natale del 1223, episodio rappresentato poi magistralmente da Giotto nell'affresco della Basilica Superiore di Assisi...

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CONVEGNO NAZIONALE
Concluso il 65° Convegno Nazionale


Il convegno è finito e siamo tornati tutti alle nostre case. Il ricordo dell'esperienza vissuta è ancora fresco e forte nelle nostre menti e nei nostri cuori. Torniamo a casa consapevoli che i frutti di quello che abbiamo vissuto a Lozio non saranno pochi. Perchè siamo certi che lo Spirito Santo, che sempre ci accompagna, ci donerà di comprendere e mettere a frutto ogni istante di quei tre splendidi giorni. Abbiamo vissuto la Fraternità, quella universale; quella che Francesco aveva tanto desiderato.
E allora... grazie a tutti coloro che, facendosi veri strumenti di Dio, hanno reso possibile questo convegno: alla fraternità della Lombardia che ci ha ospitato, agli assistenti che ci hanno accompagnati con amore, a Paola che ci ha donato la sua presenza. Grazie ad ognuno di noi. Grazie per tutti i volti che abbiamo conosciuto, per tutti i fratelli con i quali abbiamo condiviso questa nuova esperienza. Soprattutto grazie al Signore che, per l'azione del suo Spirito, ci ha donato di vivere l'immensa ricchezza della fraternità.
Tanta è la nostalgia, ma tanta sarà la voglia di portare ciò che abbiamo vissuto nelle nostre famiglie e nelle nostre fraternità locali, in attesa del prossimo appuntamento che ci vedrà di nuovo insieme.

Buon Avvento.

Don Oreste Benzi
GRAZIE DON ORESTE

MORTE DON BENZI: "MI APRO ALL'INFINITO DI DIO"
"Mi apro all'infinito di Dio". È quanto ha scritto don Oreste Benzi nel commento al brano biblico di Giobbe (19,1.23-27) che aveva preparato per oggi, venerdì 2 novembre, giorno in cui si fa memoria dei defunti. "Nel momento in cui chiuderò gli occhi a questa terra - aveva scritto il sacerdote che è scomparso questa notte- la gente che sarà vicino dirà: è morto. In realtà è una bugia. Sono morto per chi mi vede, per chi sta lì". "Le mie mani -prosegue il testo- saranno fredde, il mio occhio non potrà più vedere, ma in realtà la morte non esiste perchè appena chiudo gli occhi a questa terra mi apro all'infinito di Dio. Noi lo vedremo, come ci dice Paolo, faccia a faccia, così come Egli è. E si attuerà quella parola che la Sapienza dice al capitolo 3: Dio ha creato l'uomo immortale, per l'immortalità, secondo la sua natura l'ha creato". "Dentro di noi, quindi - concludeva don Benzi - c'è già l'immortalità, per cui la morte non è altro che lo sbocciare per sempre della mia identità, del mio essere con Dio. La morte è il momento dell'abbraccio col Padre, atteso intensamente nel cuore di ogni uomo, nel cuore di ogni creatura". (Avvenire)

PAPA: "INFATICABILE APOSTOLO DELLA CARITA'"
Papa ha espresso il proprio cordoglio per la morte di don Oreste Benzi, definito "infaticabile apostolo della carità". Il Pontefice ha "appresa con tristezza notizia morte di Don Oreste Benzi, umile e povero sacerdote di cristo benemerito fondatore e presidente Comunità Papa Giovanni XXIII". Il Pontefice esprime quindi le sue "vive condoglianze a quanti piangono sua improvvisa scomparsa ricordandone intensa vita pastorale come parroco e in seguito come infaticabile apostolo della carità a favore degli ultimi e degli indifesi facendosi carico di tanti gravi problemi sociali che affliggono mondo contemporaneo". (Avvenire)

CARD. COMASTRI: "E' MORTO UN SANTO"
"Ritengo proprio che i requisiti della fama di santità ci siano tutti: è morto un Santo nel senso classico e biblico del termine, un uomo che ha tradotto in concreto l'astrattezza delle Beatitudini". Lo afferma il neo cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica Vaticana: non ci sono dubbi, spiega, sulla santità di don Oreste Benzi: "le sue opere di bene parlano chiaro, un uomo eccellente, un amico e, lo ripeto, un Santo nel senso pieno del termine", afferma pur ricordando che l'eventuale avvio di una causa di beatificazione spetta al vescovo di Rimini "nel pieno e fedele rispetto dei tempi e delle regole canoniche". Don Oreste, continua Comastri in un'intervista al sitoM "Papanews.it", è stato "un capolavoro di sacerdote, un uomo di Dio, una Eucarestia vivente. Quando l'ho visto per l'ultima volta - racconta - avevo capito che non poteva dar altro, si era consumato al servizio di tutti. Quando si congedò da me, mi disse: ci rivediamo o qui in Vaticano a lassù nel cielo". "In occasione del Gran Giubileo del 2000 - ricorda il prelato - don Benzi venne da me a Loreto, dove ero arcivescovo. E mi disse: 'Quanti Giubilei hanno organizzato... per gli sportivi, i turisti, la cultura; bisognerebbe fare un Giubileo per le prostiture', e mi indicò 100 prostitute che aveva salvato dalla strada. Tutte e 100 le ragazze passarono oltre due ore in preghiera nella Santa Casa e decisero di cambiare vita. Don Benzi ed io piangevamo di commozione". (Avvenire)

2 Novembre 2007

Campagna sull'acqua
406 mila firme raccolte!

406.626 cittadine e cittadini hanno sottoscritto la Legge nazionale di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell'acqua.

Un risultato straordinario per il Forum dei Movimenti per l'Acqua, a cui hanno aderito oltre 80 reti nazionali e più di 1.000 realtà territoriali, trovando, nel corso della campagna, l'ulteriore appoggio da parte di diverse centinaia di enti locali.

Nel consegnare le firme al Presidente della Camera, chiediamo un forte impegno affinché la nostra proposta di legge venga immediatamente calendarizzata alla Commissione Ambiente della Camera e inizi senza indugi il proprio iter legislativo.

Nel sottolineare la straordinaria esperienza della campagna di raccolta firme, che in sei mesi ha attraversato e prodotto iniziative in ogni angolo del Paese, affermiamo con determinazione la volontà di proseguire la mobilitazione per ottenere la ripubblicizzazione dell'acqua.

In particolare, ribadiamo la richiesta che, così come ha già fatto la Camera dei Deputati, anche il Senato approvi il provvedimento di moratoria su tutte le privatizzazioni in atto e future.

A tutte le realtà locali regionali e nazionali che hanno lavorato alla Campagna chiediamo di iniziare da subito la costruzione di un grande appuntamento, con manifestazione nazionale, da tenersi nel prossimo autunno a Roma, della cui organizzazione discuteremo nella assemblea nazionale convocata per il prossimo 8 settembre.
CONVEGNO ARALDINI 2007
Assisi, 11-15 Luglio 2007
16° Convegno Nazionale Araldini

 

 

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Family day
CREDO NELLA FAMIGLIA

Credo nella famiglia, come essa sia un reciproco dono di vita, cellula primordiale della società. Credo che dalla qualità della famiglia derivi la qualità del tessuto sociale. Credo nel senso di responsabilità. Credo fortemente nella tutela dei figli, che non scelgono la famiglia ed il tessuto sociale in cui nascere, ma sono le nostre (come futuri genitori) attuali scelte a determinarlo per loro. Credo che il valore della famiglia sia un tesoro preziosissimo da custodire e difendere con tutto il nostro amore. E anche da manifestare!p>

Con questi pensieri a voce alta, non possiamo non collocarci sulla prospettiva di società espressa dal documento “Più famiglia” che rappresenta la piattaforma della manifestazione di sabato 12 maggio. Il documento tenta di focalizzare le problematiche più urgenti inerenti alla famiglia e al suo evolversi nella società. La Famiglia, il cui capitale sociale è riconosciuto anche dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, è oggi al centro di una crisi, risultato di un insieme di inadempienze e vuoti legislativi che hanno portato il nostro paese ad un tasso di natalità fra i più bassi di Europa. Conseguenze negative, cui concorre in modo non marginale la precarietà nel mondo del lavoro, la quale, insieme ad assenti politiche sociali di incentivo, soffocano il desiderio di famiglia nelle nuove generazioni. Noi giovani, spesso attirati dalle nuove logiche della società, che ci vogliono evoluti ed aperti ad ogni novità, siamo disposti ad accettare qualsiasi cosa a prescindere dalle conseguenze, e per la mancanza di informazione mettiamo in discussione quelli che sono i nostri ideali cristiani e francescani.

Rimandiamo, quindi, tutti i giovani francescani, in vista della partecipazione o meno alla manifestazione del 12 Maggio, al dovere di informarsi sull’attuale dibattito in corso, dovere a cui richiama la ricerca della verità innanzitutto, e la necessità di mediazione che l’azione politica richiede, con il compito di tradurre in leggi pubbliche o di diritto privato le istanze del bene comune muovendo dai valori “non negoziabili” che, come cristiani, come francescani ma anche come cittadini, siamo chiamati innanzitutto a testimoniare nella vita.

Commissione Comunicazione - Gifra d'Italia

Capitolo OFS
Dal sito dell' OFS d'Italia - 1 Maggio 2007


Concluso a Roma il Capitolo elettivo dell'Ordine Francescano Secolare d'Italia

Si è concluso martedì pomeriggio con l'ultima celebrazione eucaristica il Capitolo elettivo dell'Ofs d'Italia, tenutosi in questi giorni a Roma al Collegio internazionale San Lorenzo dei Frati cappuccini. Nell'ultima sessione dei lavori sono state discusse ed approvate le deliberazioni capitolari predisposte dall'apposita commissione. (la cronaca e le foto sono nelle pagine speciali dedicate al capitolo) Comincia così il cammino del nuovo consiglio nazionale guidato da Giuseppe Failla e composto da:

Vice-ministro: Remo Di Pinto
Segretaria: Annamaria Franzato
Economo: Enzo Terranova
Responsabile Formazione: Ettore Valzania
Consigliere Internazionale: Franco Frazzarin
Consiglieri: Riccardo Farina; Antonio Barone; Carmen Partipilo; Noemi
Riccardi; Enzo Picciano


Vai allo speciale >>>
Nuovo Ministro Nazionale
Dal sito dell' OFS d'Italia - 1 Maggio 2007


Felicitazioni ed auguri per Giuseppe Failla, nuovo ministro nazionale dell'Ofs d'Italia

Sono numerosi i messaggi di auguri giunti al neo eletto ministro nazionale dell'Ofs d'Italia Giuseppe Failla e al suo consiglio. Subito dopo l'elezione sono giunti al collegio San Lorenzo, sede del Capitolo i vicari generali dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini, fra felice Cangelosi, accompagnato da fra Aldo Broccato, fra Michael Higgins, vicario generale del terzo Ordine Regolare, fra Fermino Giacometti, vicario generale dei Frati Mnori Conventuali, fra Francesco Bravi, vicario generale dell'Ordine dei Frati Minori che hanno portato al nuovo ministro i saluti e le felicitazioni dei fratelli del Primo Ordine. Nel frattempo anche al nostro sito giugnevano numerosi messaggi. Tra i più affettuosi quello del ministro provinciale dei frati cappuccini di Toscana, la regione da cui proviene Giuseppe Failla. «Carissimo Giuseppe - scrive il provinciale Fr. Stefano Baldini Orlandini - spero di raggiungerti tramite e-mail poco dopo aver avuto notizia della tua elezione a Ministro Nazionale dell'OFS d'Italia. Sono felice di questa elezione, che esprime la stima dei fratelli e delle sorelle dell'OFS ed è un motivo di....santo orgoglio per la nostra Toscana. Adesso, che sei stato chiamato a mettere le tue indubbie capacità a servizio di tutto l'OFS italiano, ti auguro di cuore di avere sempre per tutti lo stesso amore di Francesco. Ti sono vicino nella preghiera e nell'affetto fraterno».
Hanno scritto a Giuseppe tramite il nostro sito anche diversi assistenti regionali e nazionali impossibilitati ad essere presenti al Capitolo. Tra i primi a giungere, quello di fra Giambattista Buonamano, assistente nazionale Gifra.
Commoventi anche le attestazioni di stima e di affetto che hanno circondato Rosa Galimberti, minista uscente, che ha guidato con passione e competenza l'Ofs d'Italia in questi anni difficili.

Intervista a Mons. Bagnasco
Bagnasco: con tanta serenità e chiarezza


Il nuovo presidente della Cei: «Al servizio della collegialità, per il discernimento comune»

Non è difficile immaginare che l'agenda dell'arcivescovo di una diocesi metropolitana come Genova trabocchi di appuntamenti. Tanto più se appartiene a un pastore che non si risparmia come monsignor Angelo Bagnasco: le visite pastorali e la Messa nelle acciaierie, il ritiro per i docenti universitari e un incontro all'ospedale pediatrico Gaslini, feste patronali, la via crucis cittadina, e poi intere mattinate di udienze in Curia. E da mercoledì 7 la presidenza della Cei, non certo un impegno lieve.
Al termine di una sequenza di incontri nel suo studio, come tirando il fiato, risponde per un'ora e mezza alle nostre domande, col tono pacato, netto e la sobrietà dei gesti che gli sono caratteristiche, senza esitazioni ma come prendendo le misure di ogni concetto per trovargli il nome esatto. Tra tanti temi aperti, viene spontaneo iniziare proprio da quell'agenda.
Monsignor Bagnasco, oltre a Genova ora anche la guida della Cei. Come farà?
Quando l'ho incontrato nella visita ad limina dei vescovi liguri, il Papa mi ha chiesto del mio ministero a Genova. «Santità - gli ho risposto - faccio la bella esperienza della manna quotidiana». E lui ha replicato con un sorriso d'intesa. La manna è l'affidarsi a Dio giorno per giorno con tutta la fiducia di cui si è capaci, sapendo che Lui è fedele: dà l'aiuto per un passo alla volta, non di più. Perché a ogni nuova giornata vuole che rinnoviamo la coscienza di non poter fare nulla senza di Lui. Questo è per me un criterio ormai abituale.
In questi giorni lei ha "fatto notizia": come si è sentito accolto dall'opinione pubblica?
Nella sostanza molto bene, e devo dire che la cosa mi ha anche sorpreso. Posso immaginare che non sarà sempre così, ma fa parte del servizio che mi è stato affidato... [Leggi tutto]

XVII GMG
MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ
BENEDETTO XVI
PER LA XXII GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ.
1 Aprile 2007

Cari giovani,

in occasione della XXII Giornata Mondiale della Gioventù, che sarà celebrata nelle Diocesi la prossima Domenica delle Palme, vorrei proporre alla vostra meditazione le parole di Gesù: “Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34).

E’ possibile amare?

Ogni persona avverte il desiderio di amare e di essere amata. Eppure quant’è difficile amare, quanti errori e fallimenti devono registrarsi nell’amore! C’è persino chi giunge a dubitare che l’amore sia possibile. Ma se carenze affettive o delusioni sentimentali possono far pensare che amare sia un’utopia, un sogno irraggiungibile, bisogna forse rassegnarsi? No! L’amore è possibile e scopo di questo mio messaggio è di contribuire a ravvivare in ciascuno di voi, che siete il futuro e la speranza dell’umanità, la fiducia nell’amore vero, fedele e forte; un amore che genera pace e gioia; un amore che lega le persone, facendole sentire libere nel reciproco rispetto. Lasciate allora che percorra insieme a voi un itinerario, in tre momenti, alla “scoperta” dell’amore.

Dio, sorgente dell’amore

Il primo momento riguarda la sorgente dell’amore vero, che è unica: è Dio. Lo pone bene in evidenza san Giovanni affermando che “Dio è amore” (1 Gv 4,8.16); ora egli non vuol dire solo che Dio ci ama, ma che l’essere stesso di Dio è amore. Siamo qui dinanzi alla rivelazione più luminosa della fonte dell’amore che è il mistero trinitario: in Dio, uno e trino, vi è un eterno scambio d’amore tra le persone del Padre e del Figlio, e questo amore non è un’energia o un sentimento, ma una persona, è lo Spirito Santo.

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Auguri
SANTA PASQUA 2007

Passato il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro. Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa.
Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve.
Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite.
Ma l'angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso.
Non è qui. E' risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto.
Presto, andate a dire ai suoi discepoli: E' risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto». Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli”.
Mt 28,1-10

Carissimi sorelle e fratelli,
passato il sabato e visitato a lungo il sepolcro, con il cuore gonfio per la tristezza del peccato, la cui concretezza sta davanti ai nostri occhi giorno e notte, abbandoniamo ogni paura e accoccoliamoci tra le braccia del Padre: in Lui ogni cosa mortale risorge, in Lui ogni fallimento umano trova il senso, in Lui e con Lui la morte perde ogni potere sulla Vita.
“Non abbiate paura, voi!”: l’esortazione dell’Angelo del Signore ci spinga ad abbandonare in fretta tutto ciò che ci ostacola, che ci allontana, che ci appesantisce, e, animati dal timore e dalla gioia, corriamo a dare ragione della nostra fede. “Sì, ne siamo certi: il Signore è davvero risorto!”.

Con immenso affetto fraterno, giungano a Voi e alle Vostre famiglie, e in particolare ai bambini e ai malati, gli auguri più sinceri di una Santa Pasqua di gioia, di consolazione, di Pace!

Maura, Fabio, Alberto, Michele,
Davide, Valentina, Alessandro, Enzo, Raffaella,
Gianpiero, Fra’ GiamBattista, Fra’ Salvatore, Fra’ Roberto.
PASQUA
Il mistero della pasqua vissuto nella vita di ogni giorno.

Carissimi Gifrini, “Il Signore vi dia pace!”.

Vivere la Risurrezione, oggi, significa proclamare con fede che Gesù, «morto per i nostri peccati» (1 Cor 15,20), e « risuscitato dai morti» (1 Cor 15,20) è il «Vivente... vive per i secoli dei secoli» (Ap l,17s.). Tale è la convinzione dei primi testimoni che S. Paolo scrive: «Tanto io, quanto essi così predichiamo, e voi a questa fede avete aderito» (1 Cor 15,11). Ed è così decisiva che: «Se Cristo non è risorto, allora la nostra predicazione è vana; vana è anche la vostra fede» e «noi siamo tra tutti gli uomini i più degni di commiserazione» (1 Cor 15,14.17.19). La risurrezione di Cristo rappresenta anche il passaggio obbligato dell’uomo per arrivare alla «vivente speranza» (1Pt 1,3). E si tratta di una garanzia (At 17,31). Infatti «se con Cristo siamo morti, crediamo che con lui parimenti vivremo, ben consci però che Cristo, una volta risuscitato dai morti, poi non morrà, non avendo la morte più alcun dominio su di lui...» (Rm 6,8s.). E ancora: «Risorti con Cristo» noi dobbiamo «cercare le cose dell’alto» (Col 3,1). La nostra risurrezione con Cristo trova in lui il suo fondamento e il suo compi¬mento, e poggia sulla certezza che Cristo è risorto dai morti una volta per sempre. In Gesù Cristo noi siamo passati dalla morte alla vita. Ma tale passaggio dalla morte alla vita — questa fede in Gesù, basata su una certezza — si deve vivere nella speranza.
La problematica dell’esperienza cristiana, l’aspetto tragico dell’esistenza umana e la tensione tra il già e il non ancora della storia della salvezza, ci colloca tra questa certezza e il passaggio obbligato dalla speranza alla vita. Come vivere questa situazione? Nell’Amore! Infatti «noi sappiamo di essere passati dalla morte alla vita, amando i fratelli» (1 Gv 3,14).
Radicati nella risurrezione di Cristo, noi dobbiamo vivere nel Risorto tutta la realtà umana, con le sue gioie, le sue sofferenze, le sue lotte. Ed è ancora in essa che dobbiamo scoprire il senso dell’esistenza come pure della creazione, poiché la risurrezione si estende a tutta la realtà cosmica. Questo aspetto è, del resto, ben espresso dall’apostolo Paolo: «Sappiamo, infatti, che tutta la creazione fino al momento presente geme e soffre i dolori del parto. E non essa soltanto; anche noi, che già posse¬diamo le primizie dello Spirito, noi pure gemiamo dentro di noi anelando alla redenzione del nostro corpo. Poiché siamo salvi, ma nella speranza» (Rm 8,22-24a). Gli atteggiamenti fondamentali del cristiano in questo tempo sono:
la gioia espressa nel canto dell’alleluia: nasce dalla fede che Cristo è veramente risorto e ci ha resi partecipi della sua risurrezione, e dalla continua presenza del Risorto in mezzo ai suoi, come indica ilcero pasquale sempre acceso durante questi cinquanta giorni.
la libertà vissuta nei sacramenti pasquali: il cristiano ne dà testimonianza e si impegna nella liberazione dei suoi fratelli;
la comunione fraterna: con il suo sacrificio Cristo ha fatto di tutti gli uomini un solo popolo, abbattendo ogni divisione.
La dimensione missionaria: Quanti siamo venuti alla fede pasquale dobbiamo formare un cuor solo e un’anima sola per lodare Dio della nostra salvezza nel servizio ai fratelli.

Buona Pasqua

Fr. Giambattista - Assistente Nazionale Gifra

Corso Animatori Araldini

Concluso il corso per animatori Araldini.

Una comitiva di zingari si fermò al pozzo di un cascinale. Un bambino di circa cinque anni uscì nel cortile, osservandoli ad occhi sgranati. Uno zingaro in particolare lo affascinava, un pezzo d'uomo che aveva attinto un secchio d'acqua dal pozzo e stava lì, a gambe larghe, bevendo. Un filo d'acqua gli scorreva giù per la barba di fuoco, corta e folta, e con le mani forti si reggeva il grosso secchio di legno alle labbra come se fosse stata una tazza. Finito che ebbe, si tolse la fusciacca multicolore e con quella si asciugò la faccia. Poi si chinò e scrutò in fondo al pozzo. Incuriosito, il bambino si alzò in punta di piedi per cercare di vedere oltre l'orlo del pozzo che cosa stesse guardando lo zingaro. Il gigante si accorse del bambino e sorridendo lo sollevò da terra tra le braccia.
"Sai chi ci sta laggiù?", chiese. Il bambino scosse il capo.
"Ci sta Dio", disse.
"Guarda!", aggiunse lo zingaro e tenne il bambino sull'orlo del pozzo. Là, nell'acqua ferma come uno specchio, il bambino vide riflessa la propria immagine. "Ma quello sono io!".
"Ah!", esclamò lo zingaro, rimettendolo con dolcezza a terra. "Ora sai dove sta Dio".

Si è concluso il corso per animatori araldini tenutosi a Lamezia Terme (Calabria) presso l’Oasi dei Frati Cappuccini. Ringraziamo Padre Carlo, il provinciale della Calabria, e l’O.f.s. di Lamezia per la splendida accoglienza ricevuta. Tre giorni ricchi non solo di presenza, ma di contenuti. Il tema affrontato: “noi con TEmplattivi”, ci ha messo “faccia a faccia” con le nostre difficoltà nel ricevere l’Eucarestia, nelle nostre paure nell’affrontare i nostri peccati con la riconciliazione, e l’esempio da donare ai più “piccoli e semplici” della nostra famiglia francescana. Così tante cose sono uscite fuori che una home page non può racchiuderle tutte…! Il messaggio finale, leggendo la lettura sopra riportata, è di essere come lo zingaro buono, che prende il bambino tra le braccia e gli indica il modo migliore per vedere il volto di Dio! Ecco il compito prezioso di un ANIMAtore! Il Signore vi dia pace.

Veglia di preghiera
Veglia dei Giovani in memoria di Giovanni Paolo II.

Carissimi,

Lunedi prossimo 2 aprile, 50 giovani della Diocesi di Roma insieme a 50 giovani provenienti da tutta Italia, per ricordare i due anni della morte del Papa Giovanni Paolo II, pregheranno il rosario sulla sua tomba a San Pietro, guidati da S.E. Mons. Angelo Comastri, Vicario generale del Santo Padre per la Città del Vaticano, e dall'Arcivescovo di Cracovia S.E. Mons. Stanislao Dziwisz.

Vi invitiamo a seguire l'evento in diretta su Sat2000 lunedì 2 aprile alle ore 21.00 o a recitare anche voi il rosario con la stessa intenzione. Trovate il testo sul sito internet dell'Agorà:
http://www.db.agoradeigiovani.it/pls/agoradeigiovani/v3_s2ew_consultazione.mostra_pagina?id_pagina=74.

Un saluto e fin da ora un augurio di Buona Pasqua
Il Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile

In TV

Maura protagonista di un docu-reality girato in Terra Santa

Da domenica 25 febbraio 2007 alle 10.30, per la prima volta in tv A Sua Immagine, programma di attualità religiosa di Rai uno organizza e trasmette un docu-reality inter religioso girato in Palestina.

Tre coppie di giovani under 30 saranno protagoniste della finestra che andrà in onda per 5 domeniche a partire dal 25 febbraio.

Nella puntata di domenica 18 verranno fornite anticipazioni sul viaggio e presentati i pellegrini: i cattolici Cristian Carrara -30 anni, originario di Pordenone, portavoce del Forum Nazionale dei Giovani nonché ex segretario dei giovani delle Acli - e Maura Murgia, 28 anni, cagliaritana, Presidente della Gioventù Francescana d’Italia; gli ebrei Tobia Zevi - 23 anni, nipote di Bruno e Tullia Zevi, ex presidente dei Giovani ebrei d'Italia e Margherita Elena Sacerdoti, italoargentina, 24 anni presidente del Bene Berit dei giovani di Milano; i musulmani di origine marocchina Khalid Chaouki- 24 anni, fondatore e a lungo presidente dei Giovani musulmani d'Italia- e sua moglie Khalida El Khatir, 23 anni.
Saranno guidati da un francescano, Giulio Michelini, docente di Sacra Scrittura ad Assisi, da anni consulente del programma “A sua immagine”.

Il pellegrinaggio, realizzato in collaborazione con l’Opera Romana Pellegrinaggi, vuole essere un esperimento di dialogo “sul campo”, alla ricerca di ciò che unisce facendo spazio alla ricchezza culturale e religiosa delle tre fedi monoteiste.
Per questo il viaggio partirà da Gerico, la città più antica del mondo dove si registra la presenza di tutte e tre le religioni; poi si sposterà a Gerusalemme, dove il gruppo incontrerà persone e visiterà la spianata del Tempio, alcune chiese cristiane, oltre il Sepolcro, e il memoriale della Shoà, lo Yad Vashem, e altri luoghi santi per le tre fedi.
Andrea Sarubbi raggiungerà i pellegrini per girare altre due puntate che andranno in onda il venerdì e il sabato santo, e commenterà in studio – per tutte le domeniche di Quaresima – i filmati del pellegrinaggio. Anche padre Raniero Cantalamessa, realizzerà alcune puntate che verranno trasmesse il sabato nella seconda parte di A Sua Immagine (in onda su Rai Uno alle 17.10).

Tratto dal sito web della trasmissione "A sua immagine"

Guarda la puntata di Domenica 18 Febbraio:

Windows Media 40Kbps (per connessioni modem 56K)
Windows Media 256Kbps (per connessioni ADSL)

Usa il tasto destro del mouse per salvare il file sul computer.

M'illumino di meno

Laudato si', mi' Signore,
per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa"
(FF 263)

Noi francescani impariamo da San Francesco l'amore e il rispetto per la Terra che Dio ha creato per il nostro sostentamento e che ci ha affidato perché ce ne prendessimo cura.. Per questo siamo sensibili alla questione ambientale, convinti che oggi più che mai sia necessario impegnarsi personalmente e quotidianamente per la salvaguardia di un bene così prezioso, quale è il Creato.

Seguendo questo proposito, la Gioventù Francescana d’Italia aderisce all’iniziativa “M’ illumino di meno” proposta dalla trasmissione radiofonica “Caterpillar” di Radio Due e patrocinata dal Ministero dell’Ambiente e dal Ministero delle Politiche Agricole, per la 3° giornata internazionale del risparmio energetico (sito: www.caterueb.rai.it).

Invitiamo quindi tutti i Giovani Francescani a spegnere tutte le luci e gli apparecchi elettrici non indispensabili il giorno venerdì 16 febbraio 2007, alle ore 18, per tagliare i consumi in eccesso e per sensibilizzare l’opinione pubblica ad un uso razionale dell’energia elettrica.

Il nostro invito al risparmio e al sobrio uso dell’energia non si limita alla sola giornata di venerdì, ma è da intendersi come un impegno costante, che entri a far parte del nostro stile di vita, al fine di ridurre i consumi energetici e migliorare la qualità dell’ambiente che ci circonda.

Consiglio Nazionale
Gioventù Francescana d’Italia

IERI & DOMANI

"Nei doni dei Magi anche il bello della vita"

In questo nuovo anno ci aiuterà il saper cercare le notizie buone, lo scegliere, tra i rumori di guerra, le voci di chi ci sa fare sorridere

Buon Anno, ci ripetiamo ogni dodici mesi sorridendo, come se in quei pochi istanti nei quali alziamo il nostro bicchiere ciò che non amiamo andasse per sempre perduto e ogni cosa si potesse rinnovare. Questa è nella maggior parte dei casi la nostra speranza quando affidiamo a un intraprendente e fantasioso lettore delle stelle la spiegazione del futuro che singolarmente ci aspetta.
Se invece c'è una cosa davvero indovinata dal Creatore dell'universo è quella ignoranza del nostro futuro che ci permette di sopravvivere anche quando la vita ci ha offerto un posto di dolore o di privazioni. Non avere conoscenza del nostro domani ci permette di coltivare eterna speranza, confidenza nelle possibilità che potremmo avere, coraggio nell'intraprendere cose nuove, fiducia nella bontà, nell'apertura a un mondo migliore.
Non conoscere il futuro diventa così la forza che spinge il mondo a ricrearsi, a rinnovare la propria immagine migliorandosi, a continuare a crescere, a trovare nella fantasia uno stimolo affinché l'umanità trovi la ragione del proprio essere sulla terra.
Terribile sarebbe avere la certezza che avremo ancora una settimana, un mese, un anno da vivere. Per noi tutto si fermerebbe e non avremmo più stimolo a fare qualcosa, anche la più piccola, la meno impegnativa. E poiché in genere non abbiamo il senso globale dell'universo, né sentiamo la responsabilità della crescita del mondo come lavoro comune, saremmo portati a chiuderci nel nostro io gettando al vento anche quel piccolo resto di giorni non sapendo che farne.
Il futuro per crescere ha bisogno di coraggio, di impegno, di fiducia, di fede. Esso deve poter contare sulla nostra voglia di vivere positivamente, di creare novità, di usare la fantasia e la creatività, motori necessari di progresso. Deve poter contare anche sulla fiducia che sapremo offrire a chi ci sta vicino, a chi lavora accanto a noi, a chi vive nella nostra casa. Fiducia che vuol dire ricerca del bene che dimentichiamo di osservare, rinnovo di quella speranza che ci fa guardare alle cose senza timore, in una piccola parola riprendere quella giovinezza dell'animo che si può non perdere con le rughe, ma regalare senza che venga meno.
Ci aiuterà in questo nuovo anno il saper cercare nelle pagine della nostra vita le notizie buone, scegliere tra i grandi rumori di guerra anche le voci infinite di chi sa far sorridere, di chi distribuisce amore e gioia pensando agli altri per arricchire la scorta di bontà del mondo della quale tutti abbiamo bisogno. Cerchiamo fra i regali dei Re Magi anche questa disponibilità a vedere il buono e il bello della vita.

Daniele Zappalà

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