Sono gli evangelisti Luca e Matteo i primi a descrivere la Natività. Nei loro brani c'è già tutta la sacra rappresentazione che a partire dal medioevo prenderà il nome latino di praesepium ovvero recinto chiuso, mangiatoia. Si narra infatti della umile nascita di Gesù come riporta Luca "in una mangiatoia perché non c'era per essi posto nell'albergo" (Ev., 2,7) dell'annunzio dato ai pastori, dei magi venuti da oriente seguendo la stella per adorare il Bambino che i prodigi del cielo annunciano già re [...] Il presepio come lo vediamo rappresentare ancor oggi nasce secondo la tradizione dal desiderio di San Francesco di far rivivere in uno scenario naturale la nascita di Betlemme coinvolgendo il popolo nella rievocazione che ebbe luogo a Greccio la notte di Natale del 1223, episodio rappresentato poi magistralmente da Giotto nell'affresco della Basilica Superiore di Assisi...
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Il convegno è finito e siamo tornati tutti alle nostre case. Il ricordo dell'esperienza vissuta è ancora fresco e forte nelle nostre menti e nei nostri cuori. Torniamo a casa consapevoli che i frutti di quello che abbiamo vissuto a Lozio non saranno pochi. Perchè siamo certi che lo Spirito Santo, che sempre ci accompagna, ci donerà di comprendere e mettere a frutto ogni istante di quei tre splendidi giorni. Abbiamo vissuto la Fraternità, quella universale; quella che Francesco aveva tanto desiderato. E allora... grazie a tutti coloro che, facendosi veri strumenti di Dio, hanno reso possibile questo convegno: alla fraternità della Lombardia che ci ha ospitato, agli assistenti che ci hanno accompagnati con amore, a Paola che ci ha donato la sua presenza. Grazie ad ognuno di noi. Grazie per tutti i volti che abbiamo conosciuto, per tutti i fratelli con i quali abbiamo condiviso questa nuova esperienza. Soprattutto grazie al Signore che, per l'azione del suo Spirito, ci ha donato di vivere l'immensa ricchezza della fraternità. Tanta è la nostalgia, ma tanta sarà la voglia di portare ciò che abbiamo vissuto nelle nostre famiglie e nelle nostre fraternità locali, in attesa del prossimo appuntamento che ci vedrà di nuovo insieme. Buon Avvento.
MORTE DON BENZI: "MI APRO ALL'INFINITO DI DIO" "Mi apro all'infinito di Dio". È quanto ha scritto don Oreste Benzi nel commento al brano biblico di Giobbe (19,1.23-27) che aveva preparato per oggi, venerdì 2 novembre, giorno in cui si fa memoria dei defunti. "Nel momento in cui chiuderò gli occhi a questa terra - aveva scritto il sacerdote che è scomparso questa notte- la gente che sarà vicino dirà: è morto. In realtà è una bugia. Sono morto per chi mi vede, per chi sta lì". "Le mie mani -prosegue il testo- saranno fredde, il mio occhio non potrà più vedere, ma in realtà la morte non esiste perchè appena chiudo gli occhi a questa terra mi apro all'infinito di Dio. Noi lo vedremo, come ci dice Paolo, faccia a faccia, così come Egli è. E si attuerà quella parola che la Sapienza dice al capitolo 3: Dio ha creato l'uomo immortale, per l'immortalità, secondo la sua natura l'ha creato". "Dentro di noi, quindi - concludeva don Benzi - c'è già l'immortalità, per cui la morte non è altro che lo sbocciare per sempre della mia identità, del mio essere con Dio. La morte è il momento dell'abbraccio col Padre, atteso intensamente nel cuore di ogni uomo, nel cuore di ogni creatura". (Avvenire) PAPA: "INFATICABILE APOSTOLO DELLA CARITA'" Papa ha espresso il proprio cordoglio per la morte di don Oreste Benzi, definito "infaticabile apostolo della carità". Il Pontefice ha "appresa con tristezza notizia morte di Don Oreste Benzi, umile e povero sacerdote di cristo benemerito fondatore e presidente Comunità Papa Giovanni XXIII". Il Pontefice esprime quindi le sue "vive condoglianze a quanti piangono sua improvvisa scomparsa ricordandone intensa vita pastorale come parroco e in seguito come infaticabile apostolo della carità a favore degli ultimi e degli indifesi facendosi carico di tanti gravi problemi sociali che affliggono mondo contemporaneo". (Avvenire) CARD. COMASTRI: "E' MORTO UN SANTO" "Ritengo proprio che i requisiti della fama di santità ci siano tutti: è morto un Santo nel senso classico e biblico del termine, un uomo che ha tradotto in concreto l'astrattezza delle Beatitudini". Lo afferma il neo cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica Vaticana: non ci sono dubbi, spiega, sulla santità di don Oreste Benzi: "le sue opere di bene parlano chiaro, un uomo eccellente, un amico e, lo ripeto, un Santo nel senso pieno del termine", afferma pur ricordando che l'eventuale avvio di una causa di beatificazione spetta al vescovo di Rimini "nel pieno e fedele rispetto dei tempi e delle regole canoniche". Don Oreste, continua Comastri in un'intervista al sitoM "Papanews.it", è stato "un capolavoro di sacerdote, un uomo di Dio, una Eucarestia vivente. Quando l'ho visto per l'ultima volta - racconta - avevo capito che non poteva dar altro, si era consumato al servizio di tutti. Quando si congedò da me, mi disse: ci rivediamo o qui in Vaticano a lassù nel cielo". "In occasione del Gran Giubileo del 2000 - ricorda il prelato - don Benzi venne da me a Loreto, dove ero arcivescovo. E mi disse: 'Quanti Giubilei hanno organizzato... per gli sportivi, i turisti, la cultura; bisognerebbe fare un Giubileo per le prostiture', e mi indicò 100 prostitute che aveva salvato dalla strada. Tutte e 100 le ragazze passarono oltre due ore in preghiera nella Santa Casa e decisero di cambiare vita. Don Benzi ed io piangevamo di commozione". (Avvenire)
2 Novembre 2007
Credo nella famiglia, come essa sia un reciproco dono di vita, cellula primordiale della società. Credo che dalla qualità della famiglia derivi la qualità del tessuto sociale. Credo nel senso di responsabilità. Credo fortemente nella tutela dei figli, che non scelgono la famiglia ed il tessuto sociale in cui nascere, ma sono le nostre (come futuri genitori) attuali scelte a determinarlo per loro. Credo che il valore della famiglia sia un tesoro preziosissimo da custodire e difendere con tutto il nostro amore. E anche da manifestare!p>
Con questi pensieri a voce alta, non possiamo non collocarci sulla prospettiva di società espressa dal documento “Più famiglia” che rappresenta la piattaforma della manifestazione di sabato 12 maggio. Il documento tenta di focalizzare le problematiche più urgenti inerenti alla famiglia e al suo evolversi nella società. La Famiglia, il cui capitale sociale è riconosciuto anche dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, è oggi al centro di una crisi, risultato di un insieme di inadempienze e vuoti legislativi che hanno portato il nostro paese ad un tasso di natalità fra i più bassi di Europa. Conseguenze negative, cui concorre in modo non marginale la precarietà nel mondo del lavoro, la quale, insieme ad assenti politiche sociali di incentivo, soffocano il desiderio di famiglia nelle nuove generazioni. Noi giovani, spesso attirati dalle nuove logiche della società, che ci vogliono evoluti ed aperti ad ogni novità, siamo disposti ad accettare qualsiasi cosa a prescindere dalle conseguenze, e per la mancanza di informazione mettiamo in discussione quelli che sono i nostri ideali cristiani e francescani.
Rimandiamo, quindi, tutti i giovani francescani, in vista della partecipazione o meno alla manifestazione del 12 Maggio, al dovere di informarsi sull’attuale dibattito in corso, dovere a cui richiama la ricerca della verità innanzitutto, e la necessità di mediazione che l’azione politica richiede, con il compito di tradurre in leggi pubbliche o di diritto privato le istanze del bene comune muovendo dai valori “non negoziabili” che, come cristiani, come francescani ma anche come cittadini, siamo chiamati innanzitutto a testimoniare nella vita.
Commissione Comunicazione - Gifra d'Italia
Si è concluso martedì pomeriggio con l'ultima celebrazione eucaristica il Capitolo elettivo dell'Ofs d'Italia, tenutosi in questi giorni a Roma al Collegio internazionale San Lorenzo dei Frati cappuccini. Nell'ultima sessione dei lavori sono state discusse ed approvate le deliberazioni capitolari predisposte dall'apposita commissione. (la cronaca e le foto sono nelle pagine speciali dedicate al capitolo) Comincia così il cammino del nuovo consiglio nazionale guidato da Giuseppe Failla e composto da:
Vice-ministro: Remo Di Pinto Segretaria: Annamaria Franzato Economo: Enzo Terranova Responsabile Formazione: Ettore Valzania Consigliere Internazionale: Franco Frazzarin Consiglieri: Riccardo Farina; Antonio Barone; Carmen Partipilo; Noemi Riccardi; Enzo Picciano
Non è difficile immaginare che l'agenda dell'arcivescovo di una diocesi metropolitana come Genova trabocchi di appuntamenti. Tanto più se appartiene a un pastore che non si risparmia come monsignor Angelo Bagnasco: le visite pastorali e la Messa nelle acciaierie, il ritiro per i docenti universitari e un incontro all'ospedale pediatrico Gaslini, feste patronali, la via crucis cittadina, e poi intere mattinate di udienze in Curia. E da mercoledì 7 la presidenza della Cei, non certo un impegno lieve. Al termine di una sequenza di incontri nel suo studio, come tirando il fiato, risponde per un'ora e mezza alle nostre domande, col tono pacato, netto e la sobrietà dei gesti che gli sono caratteristiche, senza esitazioni ma come prendendo le misure di ogni concetto per trovargli il nome esatto. Tra tanti temi aperti, viene spontaneo iniziare proprio da quell'agenda. Monsignor Bagnasco, oltre a Genova ora anche la guida della Cei. Come farà? Quando l'ho incontrato nella visita ad limina dei vescovi liguri, il Papa mi ha chiesto del mio ministero a Genova. «Santità - gli ho risposto - faccio la bella esperienza della manna quotidiana». E lui ha replicato con un sorriso d'intesa. La manna è l'affidarsi a Dio giorno per giorno con tutta la fiducia di cui si è capaci, sapendo che Lui è fedele: dà l'aiuto per un passo alla volta, non di più. Perché a ogni nuova giornata vuole che rinnoviamo la coscienza di non poter fare nulla senza di Lui. Questo è per me un criterio ormai abituale. In questi giorni lei ha "fatto notizia": come si è sentito accolto dall'opinione pubblica? Nella sostanza molto bene, e devo dire che la cosa mi ha anche sorpreso. Posso immaginare che non sarà sempre così, ma fa parte del servizio che mi è stato affidato... [Leggi tutto]
Cari giovani,
in occasione della XXII Giornata Mondiale della Gioventù, che sarà celebrata nelle Diocesi la prossima Domenica delle Palme, vorrei proporre alla vostra meditazione le parole di Gesù: “Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34).
E’ possibile amare?
Ogni persona avverte il desiderio di amare e di essere amata. Eppure quant’è difficile amare, quanti errori e fallimenti devono registrarsi nell’amore! C’è persino chi giunge a dubitare che l’amore sia possibile. Ma se carenze affettive o delusioni sentimentali possono far pensare che amare sia un’utopia, un sogno irraggiungibile, bisogna forse rassegnarsi? No! L’amore è possibile e scopo di questo mio messaggio è di contribuire a ravvivare in ciascuno di voi, che siete il futuro e la speranza dell’umanità, la fiducia nell’amore vero, fedele e forte; un amore che genera pace e gioia; un amore che lega le persone, facendole sentire libere nel reciproco rispetto. Lasciate allora che percorra insieme a voi un itinerario, in tre momenti, alla “scoperta” dell’amore.
Dio, sorgente dell’amore
Il primo momento riguarda la sorgente dell’amore vero, che è unica: è Dio. Lo pone bene in evidenza san Giovanni affermando che “Dio è amore” (1 Gv 4,8.16); ora egli non vuol dire solo che Dio ci ama, ma che l’essere stesso di Dio è amore. Siamo qui dinanzi alla rivelazione più luminosa della fonte dell’amore che è il mistero trinitario: in Dio, uno e trino, vi è un eterno scambio d’amore tra le persone del Padre e del Figlio, e questo amore non è un’energia o un sentimento, ma una persona, è lo Spirito Santo.
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Carissimi sorelle e fratelli, passato il sabato e visitato a lungo il sepolcro, con il cuore gonfio per la tristezza del peccato, la cui concretezza sta davanti ai nostri occhi giorno e notte, abbandoniamo ogni paura e accoccoliamoci tra le braccia del Padre: in Lui ogni cosa mortale risorge, in Lui ogni fallimento umano trova il senso, in Lui e con Lui la morte perde ogni potere sulla Vita. “Non abbiate paura, voi!”: l’esortazione dell’Angelo del Signore ci spinga ad abbandonare in fretta tutto ciò che ci ostacola, che ci allontana, che ci appesantisce, e, animati dal timore e dalla gioia, corriamo a dare ragione della nostra fede. “Sì, ne siamo certi: il Signore è davvero risorto!”.
Con immenso affetto fraterno, giungano a Voi e alle Vostre famiglie, e in particolare ai bambini e ai malati, gli auguri più sinceri di una Santa Pasqua di gioia, di consolazione, di Pace!
Carissimi Gifrini, “Il Signore vi dia pace!”.
Vivere la Risurrezione, oggi, significa proclamare con fede che Gesù, «morto per i nostri peccati» (1 Cor 15,20), e « risuscitato dai morti» (1 Cor 15,20) è il «Vivente... vive per i secoli dei secoli» (Ap l,17s.). Tale è la convinzione dei primi testimoni che S. Paolo scrive: «Tanto io, quanto essi così predichiamo, e voi a questa fede avete aderito» (1 Cor 15,11). Ed è così decisiva che: «Se Cristo non è risorto, allora la nostra predicazione è vana; vana è anche la vostra fede» e «noi siamo tra tutti gli uomini i più degni di commiserazione» (1 Cor 15,14.17.19). La risurrezione di Cristo rappresenta anche il passaggio obbligato dell’uomo per arrivare alla «vivente speranza» (1Pt 1,3). E si tratta di una garanzia (At 17,31). Infatti «se con Cristo siamo morti, crediamo che con lui parimenti vivremo, ben consci però che Cristo, una volta risuscitato dai morti, poi non morrà, non avendo la morte più alcun dominio su di lui...» (Rm 6,8s.). E ancora: «Risorti con Cristo» noi dobbiamo «cercare le cose dell’alto» (Col 3,1). La nostra risurrezione con Cristo trova in lui il suo fondamento e il suo compi¬mento, e poggia sulla certezza che Cristo è risorto dai morti una volta per sempre. In Gesù Cristo noi siamo passati dalla morte alla vita. Ma tale passaggio dalla morte alla vita — questa fede in Gesù, basata su una certezza — si deve vivere nella speranza. La problematica dell’esperienza cristiana, l’aspetto tragico dell’esistenza umana e la tensione tra il già e il non ancora della storia della salvezza, ci colloca tra questa certezza e il passaggio obbligato dalla speranza alla vita. Come vivere questa situazione? Nell’Amore! Infatti «noi sappiamo di essere passati dalla morte alla vita, amando i fratelli» (1 Gv 3,14). Radicati nella risurrezione di Cristo, noi dobbiamo vivere nel Risorto tutta la realtà umana, con le sue gioie, le sue sofferenze, le sue lotte. Ed è ancora in essa che dobbiamo scoprire il senso dell’esistenza come pure della creazione, poiché la risurrezione si estende a tutta la realtà cosmica. Questo aspetto è, del resto, ben espresso dall’apostolo Paolo: «Sappiamo, infatti, che tutta la creazione fino al momento presente geme e soffre i dolori del parto. E non essa soltanto; anche noi, che già posse¬diamo le primizie dello Spirito, noi pure gemiamo dentro di noi anelando alla redenzione del nostro corpo. Poiché siamo salvi, ma nella speranza» (Rm 8,22-24a). Gli atteggiamenti fondamentali del cristiano in questo tempo sono: la gioia espressa nel canto dell’alleluia: nasce dalla fede che Cristo è veramente risorto e ci ha resi partecipi della sua risurrezione, e dalla continua presenza del Risorto in mezzo ai suoi, come indica ilcero pasquale sempre acceso durante questi cinquanta giorni. la libertà vissuta nei sacramenti pasquali: il cristiano ne dà testimonianza e si impegna nella liberazione dei suoi fratelli; la comunione fraterna: con il suo sacrificio Cristo ha fatto di tutti gli uomini un solo popolo, abbattendo ogni divisione. La dimensione missionaria: Quanti siamo venuti alla fede pasquale dobbiamo formare un cuor solo e un’anima sola per lodare Dio della nostra salvezza nel servizio ai fratelli.
Carissimi,
Lunedi prossimo 2 aprile, 50 giovani della Diocesi di Roma insieme a 50 giovani provenienti da tutta Italia, per ricordare i due anni della morte del Papa Giovanni Paolo II, pregheranno il rosario sulla sua tomba a San Pietro, guidati da S.E. Mons. Angelo Comastri, Vicario generale del Santo Padre per la Città del Vaticano, e dall'Arcivescovo di Cracovia S.E. Mons. Stanislao Dziwisz.
Vi invitiamo a seguire l'evento in diretta su Sat2000 lunedì 2 aprile alle ore 21.00 o a recitare anche voi il rosario con la stessa intenzione. Trovate il testo sul sito internet dell'Agorà: http://www.db.agoradeigiovani.it/pls/agoradeigiovani/v3_s2ew_consultazione.mostra_pagina?id_pagina=74.
Un saluto e fin da ora un augurio di Buona Pasqua Il Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile
Tre coppie di giovani under 30 saranno protagoniste della finestra che andrà in onda per 5 domeniche a partire dal 25 febbraio.
Nella puntata di domenica 18 verranno fornite anticipazioni sul viaggio e presentati i pellegrini: i cattolici Cristian Carrara -30 anni, originario di Pordenone, portavoce del Forum Nazionale dei Giovani nonché ex segretario dei giovani delle Acli - e Maura Murgia, 28 anni, cagliaritana, Presidente della Gioventù Francescana d’Italia; gli ebrei Tobia Zevi - 23 anni, nipote di Bruno e Tullia Zevi, ex presidente dei Giovani ebrei d'Italia e Margherita Elena Sacerdoti, italoargentina, 24 anni presidente del Bene Berit dei giovani di Milano; i musulmani di origine marocchina Khalid Chaouki- 24 anni, fondatore e a lungo presidente dei Giovani musulmani d'Italia- e sua moglie Khalida El Khatir, 23 anni. Saranno guidati da un francescano, Giulio Michelini, docente di Sacra Scrittura ad Assisi, da anni consulente del programma “A sua immagine”.
Il pellegrinaggio, realizzato in collaborazione con l’Opera Romana Pellegrinaggi, vuole essere un esperimento di dialogo “sul campo”, alla ricerca di ciò che unisce facendo spazio alla ricchezza culturale e religiosa delle tre fedi monoteiste. Per questo il viaggio partirà da Gerico, la città più antica del mondo dove si registra la presenza di tutte e tre le religioni; poi si sposterà a Gerusalemme, dove il gruppo incontrerà persone e visiterà la spianata del Tempio, alcune chiese cristiane, oltre il Sepolcro, e il memoriale della Shoà, lo Yad Vashem, e altri luoghi santi per le tre fedi. Andrea Sarubbi raggiungerà i pellegrini per girare altre due puntate che andranno in onda il venerdì e il sabato santo, e commenterà in studio – per tutte le domeniche di Quaresima – i filmati del pellegrinaggio. Anche padre Raniero Cantalamessa, realizzerà alcune puntate che verranno trasmesse il sabato nella seconda parte di A Sua Immagine (in onda su Rai Uno alle 17.10).
Tratto dal sito web della trasmissione "A sua immagine"
Guarda la puntata di Domenica 18 Febbraio: Windows Media 40Kbps (per connessioni modem 56K) Windows Media 256Kbps (per connessioni ADSL) Usa il tasto destro del mouse per salvare il file sul computer.
Noi francescani impariamo da San Francesco l'amore e il rispetto per la Terra che Dio ha creato per il nostro sostentamento e che ci ha affidato perché ce ne prendessimo cura.. Per questo siamo sensibili alla questione ambientale, convinti che oggi più che mai sia necessario impegnarsi personalmente e quotidianamente per la salvaguardia di un bene così prezioso, quale è il Creato.
Seguendo questo proposito, la Gioventù Francescana d’Italia aderisce all’iniziativa “M’ illumino di meno” proposta dalla trasmissione radiofonica “Caterpillar” di Radio Due e patrocinata dal Ministero dell’Ambiente e dal Ministero delle Politiche Agricole, per la 3° giornata internazionale del risparmio energetico (sito: www.caterueb.rai.it).
Invitiamo quindi tutti i Giovani Francescani a spegnere tutte le luci e gli apparecchi elettrici non indispensabili il giorno venerdì 16 febbraio 2007, alle ore 18, per tagliare i consumi in eccesso e per sensibilizzare l’opinione pubblica ad un uso razionale dell’energia elettrica.
Il nostro invito al risparmio e al sobrio uso dell’energia non si limita alla sola giornata di venerdì, ma è da intendersi come un impegno costante, che entri a far parte del nostro stile di vita, al fine di ridurre i consumi energetici e migliorare la qualità dell’ambiente che ci circonda.
Consiglio Nazionale Gioventù Francescana d’Italia
In questo nuovo anno ci aiuterà il saper cercare le notizie buone, lo scegliere, tra i rumori di guerra, le voci di chi ci sa fare sorridere
Buon Anno, ci ripetiamo ogni dodici mesi sorridendo, come se in quei pochi istanti nei quali alziamo il nostro bicchiere ciò che non amiamo andasse per sempre perduto e ogni cosa si potesse rinnovare. Questa è nella maggior parte dei casi la nostra speranza quando affidiamo a un intraprendente e fantasioso lettore delle stelle la spiegazione del futuro che singolarmente ci aspetta. Se invece c'è una cosa davvero indovinata dal Creatore dell'universo è quella ignoranza del nostro futuro che ci permette di sopravvivere anche quando la vita ci ha offerto un posto di dolore o di privazioni. Non avere conoscenza del nostro domani ci permette di coltivare eterna speranza, confidenza nelle possibilità che potremmo avere, coraggio nell'intraprendere cose nuove, fiducia nella bontà, nell'apertura a un mondo migliore. Non conoscere il futuro diventa così la forza che spinge il mondo a ricrearsi, a rinnovare la propria immagine migliorandosi, a continuare a crescere, a trovare nella fantasia uno stimolo affinché l'umanità trovi la ragione del proprio essere sulla terra. Terribile sarebbe avere la certezza che avremo ancora una settimana, un mese, un anno da vivere. Per noi tutto si fermerebbe e non avremmo più stimolo a fare qualcosa, anche la più piccola, la meno impegnativa. E poiché in genere non abbiamo il senso globale dell'universo, né sentiamo la responsabilità della crescita del mondo come lavoro comune, saremmo portati a chiuderci nel nostro io gettando al vento anche quel piccolo resto di giorni non sapendo che farne. Il futuro per crescere ha bisogno di coraggio, di impegno, di fiducia, di fede. Esso deve poter contare sulla nostra voglia di vivere positivamente, di creare novità, di usare la fantasia e la creatività, motori necessari di progresso. Deve poter contare anche sulla fiducia che sapremo offrire a chi ci sta vicino, a chi lavora accanto a noi, a chi vive nella nostra casa. Fiducia che vuol dire ricerca del bene che dimentichiamo di osservare, rinnovo di quella speranza che ci fa guardare alle cose senza timore, in una piccola parola riprendere quella giovinezza dell'animo che si può non perdere con le rughe, ma regalare senza che venga meno. Ci aiuterà in questo nuovo anno il saper cercare nelle pagine della nostra vita le notizie buone, scegliere tra i grandi rumori di guerra anche le voci infinite di chi sa far sorridere, di chi distribuisce amore e gioia pensando agli altri per arricchire la scorta di bontà del mondo della quale tutti abbiamo bisogno. Cerchiamo fra i regali dei Re Magi anche questa disponibilità a vedere il buono e il bello della vita.
Daniele Zappalà